Scheda opera
Codice opera: LdsI
Autore: Antonio De Ferrariis Galateo
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/antonio-de-ferrariis_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Antonio de Ferrariis Galateo, La Iapigia (Liber de situ Iapygiae), a cura di D. Defilippis, Galatina (Le), Congedo, 2005
Periodo di composizione: 1507-1511
Genere letterario: Corografia
Traduzione a cura di: D. Defilippis
Excerpta a cura di: Sara Crea
Scheda testo
Riferimento bibliografico: VII, 4, pp. 32-33.
Data: 1484
Luogo: Gallipoli, Otranto
Testo:

Haec etiam per bella Alfonsi senioris nunquam a fide descivit cum non nullis eiusdem provinciae urbibus, ut dicemus. Haec, quinto post captum a Turcis Hydruntum anno, a Venetorum classe capta ac direpta est. Spectatae fidei et virtutis civitas, nullo adiuta externo praesidio, hostibus ad necem usque restitit. Pauci adeo erant oppidani, ut cuique illorum sex aut septem pinnae defendendae sorte contingerent. Magna pars civium super muros strenue repugnando cecidit. Qui superstites fuere omnes fere vulnerati, tandem non nullae mulieres muros conscenderunt atque hostibus aliquantulum obstitere.

Traduzione:

Anche durante le guerre condotte da Alfonso il Magnanimo, essa non venne mai meno al suo lealismo, insieme con alcune città della stessa provincia, come avremo modo di dire. Quattro anni dopo la occupazione turca di Otranto, fu conquistata e saccheggiata dalla flotta di Venezia. I suoi abitanti, uomini di specchiata fedeltà e valore, si opposero ai nemici fino alla morte, senza poter contare sull’aiuto di una guarnigione esterna. Così pochi erano coloro che difendevano la cittadella fortificata, che ognuno di essi doveva badare a sei o sette merli. La maggior parte dei cittadini cadde combattendo coraggiosamente sulle mura; i superstiti furono pressoché tutti feriti; alla fine alcune donne salirono sulle mura e sostennero per qualche tempo l’urto dei nemici1.

Note:

1 Il riferimento all’inizio del passo è al re Alfonso il Magnanimo (1396-1458). Gli eventi raccontati, in merito alla conquista della città da parte di Venezia, si collocano nel 1484; Gallipoli tornò poi in possesso degli Aragonesi il 7 agosto dello stesso anno. 




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