Scheda opera
Codice opera: LdsI
Autore: Antonio De Ferrariis Galateo
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/antonio-de-ferrariis_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Antonio de Ferrariis Galateo, La Iapigia (Liber de situ Iapygiae), a cura di D. Defilippis, Galatina (Le), Congedo, 2005
Periodo di composizione: 1507-1511
Genere letterario: Corografia
Traduzione a cura di: D. Defilippis
Excerpta a cura di: Sara Crea
Scheda testo
Riferimento bibliografico: VII, 3, pp. 32-33.
Data: 1284 ca.
Luogo: Gallipoli
Testo:

Haec Petri Aragonum regis, qui Siciliam regnis suis adiecit, partes secuta a Carolo, Apuliae primo aut secundo rege nescio, solo aequata. Qui cladi superfuerunt cives in villas abiere, ubi centum annis morati sunt. Inde redeuntes domunculas sibi super domorum ruinas aedificavere, ut cuique visum est. Et quae quondam pulchra urbs a Graecis appellata est, nunc, nullo viarum ordine servato, habitatur non ut condita, sed ut occupata.

Traduzione:

Essa fu rasa al suolo da Carlo, non so se primo o secondo re di Puglia, perché si era schierata col re Pietro d’Aragona, che annesse ai suoi domini la Sicilia1. Gli scampati alla strage si rifugiarono nella campagna, dove vissero sparsi nelle masserie per cento anni; tornarono poi di lì, e costruirono delle piccole case sulle rovine delle antiche abitazioni, come ognuno può vedere, e quella che una volta fu chiamata la “città bella” dai Greci, ora, priva di un ordinato tracciato urbano, appare abitata come una città occupata e non edificata2.

Note:

1 La città di Gallipoli sarebbe stata rasa al suolo nel 1284 da Carlo I d’Angiò per essere stata dalla parte di Pietro III di Aragona nelle vicende che seguirono i Vespri Siciliani. Su questo si veda: LdsI, n. 138, p. 118. 

2 Per il giudizio di Galateo sul sistema viario di Gallipoli si rinvia a: Ldsl, n. 140, p. 118. 





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