Il re Manfredi decise di inviare Federico Maletta, conte di Vizzini e suo consanguineo, a governare la Sicilia come capitano, insieme con un certo numero di Germani. Costui restava in quei luoghi e dimorava nei campi, per risolvere alcune controversie con prudenza e accortezza e, con i suoi, si avvicinava a Monte Trapani1, dei cui abitanti egli aveva colto, in base alle notizie che circolavano, una certa ostilità. Accadde poi che scesero per incontrarlo dieci abitanti di quel territorio per annunciare da parte di tutti parole di devozione, sebbene quella popolazione per lunga e malsana consuetudine non consentisse di buon grado ad alcun funzionario di salire sul monte.
Non poté, però, il conte scampare all’insidia di un’ostilità a lui vicina, di cui nessun morbo è più incline al male: un giovane temerario, di nome Goblo, germano, che un tempo era stato intimo e al seguito del marchese Bertoldo (…), spinto da infida audacia, insieme ad alcuni suoi accoliti inaspettatamente si avventò sul conte che dormiva nel suo padiglione e lo uccise incautamente. Quando la notizia dell’uccisione divenne pubblica, l’omicida e i suoi complici fuggirono verso la parte più alta del monte, insieme ai suddetti messi, credendo invano di trovare riparo.
E così, dopo che gli abitanti di quel monte si manifestarono nella loro scellerata opposizione, affinché un crimine così deplorevole non restasse impunito né loro potessero perseverare nella loro perversa ostinazione, fu nominato capitano di Sicilia, per volontà di Manfredi, Federico Lancia, conte di Squillace, che era esperto e aveva previsto che occorreva troncare l’arroganza di quella regione. Egli, ripristinate le forze in virtù del favore del re, assediato serratamente quel superbo monte, lo domò strenuamente rendendolo devastato e disabitato, e con una cruenta tortura determinò la morte, giustamente meritata. degli autori di quel misfatto. Agli sparuti abitanti il re ordinò di edificare una nuova città, che si chiamò Regale, presso Bonreparium, proprio nel luogo dove c’erano ancora i resti dell’antica città di Apolline.2