Scheda opera
Codice opera: RSH
Autore: Malaspina Saba
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/saba-malaspina_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Saba Malaspina, Rerum Sicularum Historia, a c. di W. Koller-A. Nietzschke, Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, XXXV, Hannover 1999, pp. X-430.
Periodo di composizione: 1284-1285
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Maria Domenica Muci
Excerpta a cura di: Maria Domenica Muci
Scheda testo
Riferimento bibliografico: II.1, pp. 120-121.
Data: 1259
Luogo: L'Aquila, Puglia
Testo:

Erat in extremis regni partibus olim rege Corrado favente civitas Aquile in odium baronum de illa contrata per ipsorum villanos de novo constructa, in qua de diversis castrorum circumadiacencium incolis, non absque quamplurium exprovincialium iactura nobilium, et predictorum baronum, rusticorum adunata congeries in tantum iam multitudinem populosa concreverat, quod, de suarum virium temeritate superbiens se vicinis exhibebat horribilem et dominantis in regno dominio suis operibus indevotam, quin pocius velut pars universo non congruens generalibus regni statutis reputebat indecens colla submittere et singulares sibi vivendi formulas conficere presumebat. Sperabat enim in presumpte libertatis statu contra eorum dominos apostolice sedis auxilio confoveri. Et ideo contra Manfredum, eciam post sue coronationis tempora pertinax in rebellione iam facta, sub velamine devotionis ecclesie regi parere contumaciter contempnebat. Ad rusticorum itaque domandam proterviam et per hec restituenda lesis quampluribus iura sua Manfredus victoriosus accingitur. Sed antequam civitatis monibus eius se vicinaret exercitus, tanquam populorum difformibus erecta particulis maceria ruinosa dispergitur, et dum volare super vicinos nititur Aquila, plumis nudata solo deprimitur; universis habitatoribus, quibus tutele veniam in personis et rebus clemencia regalis indulsit, subito vacuata deseritur, et que dudum plena populo stare nescierat, in combustionem et cibum ignis illico tradita sola sedet. Ea sic itaque redacta in nichilum rex Manfredus in Apuliam exercitu dissoluto revertitur, ut membra bellicis fatigata laboribus quietis grate dulcedine, placidisque solaciis restauraret.

Traduzione:

Nelle periferie del Regno era situata una città, L’Aquila, nuovamente ricostruita col favore di re Corrado tramite gli stessi contadini, in contrasto con i baroni di quella contrada. I contadini, arrivati dai castelli circostanti, si erano concentrati lì in massa, a scapito di moltissimi nobili di altre province e dei suddetti baroni; e quella moltitudine si era fatta così popolosa che, inorgoglita dalla straordinarietà delle proprie forze, si rivelava pericolosa per i territori vicini e, per la sua operosità, ribelle al potere dei dominatori. Anzi, a differenza degli altri, credeva disonorevole sottostare agli statuti generali del Regno e riteneva di poter regolamentare da sé proprie norme di vita. Sperava, infatti, di consolidare la condizione di presunta libertà con l’aiuto della Sede apostolica e contro i suoi padroni; perciò, perseverante ormai nella ribellione contro Manfredi anche dopo la sua incoronazione, si rifiutava ostinatamente di obbedire al re con la scusa di essere devota alla Chiesa. Manfredi, vittorioso, si preparava a soggiogare l’impudenza dei villani e a restituire diritti a molti dei danneggiati. Ma prima che il suo esercito si avvicinasse alle mura, la città si sgretolò violentemente come maceria eretta da differenti segmenti di popoli e, mentre cercava di volare sopra i vicini, L'Aquila venne privata delle ali e precipitò a terra. La città venne abbandonata immediatamente da tutti gli abitanti, verso i quali la clemenza del re aveva elargito protezione; ed essa, che non aveva saputo sostenere pienamente il suo popolo, sedette sola, abbandonata alle fiamme e diventata cibo del fuoco. E così, rasa al suolo la città, Manfredi, sciolto l’esercito, fece ritorno in Puglia per dare ristoro al corpo provato dagli sforzi militari, attraverso il gradito riposo e un tranquillo sollievo.

Note:







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