Scheda opera
Codice opera: LdsI
Autore: Antonio De Ferrariis Galateo
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/antonio-de-ferrariis_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Antonio de Ferrariis Galateo, La Iapigia (Liber de situ Iapygiae), a cura di D. Defilippis, Galatina (Le), Congedo, 2005
Periodo di composizione: 1507-1511
Genere letterario: Corografia
Traduzione a cura di: D. Defilippis
Excerpta a cura di: Sara Crea
Scheda testo
Riferimento bibliografico: V, 11, pp. 26-29.
Data: 700-300 a.C.
Luogo: Taranto
Testo:

In hac urbe democratia in summo honore habebatur, hoc est popularis principatus, ut erat, teste Platone1, apud Athenienses et in non nullis hodie Italiae civitatibus. Democratia Tarentini iuste ac temperate utebantur, quae potius politia dici merebatur, sed nominibus saepe abutimur: regnum tyrannidi, aristocratia oligarchiae, politia democratiae opponitur. Sed affluentia opum et Romanorum eo tempore inopia et Fabritii mendicitas Tarentinis molliciam exprobavit; et Romani, cum ad summum divitiarum pervenere, a maiorum vitae severitate degenerarunt.

Traduzione:

A Taranto il regime democratico, nel quale il potere era affidato al popolo, era tenuto in gran conto, così come avveniva ad Atene, secondo quanto afferma Platone, e tutt’oggi si osserva in alcune città d’Italia. I Tarantini praticavano la democrazia con grande misura e con un alto senso di giustizia; questa meritava di esser definita repubblica, ma spesso usiamo i termini in modo improprio: il regno infatti si contrappone alla tirannide, l’aristocrazia alla oligarchia, la repubblica alla democrazia. Ma l’opulenza dei Tarantini e, per converso, la scarsità di mezzi di cui disponevano i Romani in quei tempi e la frugalità di Fabrizio2 fecero accusare quelli di condurre una vita molle e dedita ai piaceri; ma anche i Romani, quando giunsero all’apice della potenza e della ricchezza, deviarono dai severi costumi dei loro antenati.

Note:

1 Plat., Leg., 3, 693d. 

2 Il Fabrizio citato nel testo è Fabrizio Luscino Caio, console di Roma nel 282 e 278 a.C., esempio di onestà e semplicità dei costumi dei cittadini romani.




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