Scheda opera
Codice opera: DtI
Autore: Pietro Ranzano
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/pietro-ranzano_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Pietro Ranzano, Descriptio totius Italiae (Annales, XVI-XV), a c. di A. Di Lorenzo, B. Figliuolo, P. Pontari, Firenze, Sismel-Edizioni del Galluzzo, 2007
Periodo di composizione: 1474-1492/1493
Genere letterario: Storiografia, Corografia
Traduzione a cura di: Sara Crea
Excerpta a cura di: Sara Crea
Scheda testo
Riferimento bibliografico: X.53-55, pp. 245-246
Data: 1224-1300
Luogo: Lucera
Testo:

X.53 Federicus ille, cuius mihi supra mentio facta est, cum esset Luceria habitatoribus paene vacua, Sarracenos, quos facta excursione per quasdam Aphricae oras ceperat, illic misit, qui oppidum ipsum incolerent. Ex quo tempore Luceria Sarracenorum in hanc etiam diem cognominata est. Ea gens brevi crevit agroque ac finibus ampliata satis prospere vitam multos annos egit.

X.54 Federico, dum vixit, fidem servavit. Ubi autem eo mortuo, Manfredo filio eius, qui successit in regnum, bellum intulit Romana Ecclesia, creato rege Carolo, provinciae Narbonensis comite, ipsius Manfredi partes secuti sunt. Itaque invito novo rege Luceriam multos annos possederunt nullaque vi expugnari unquam potuerunt, quin persaepe finitimorum agros populati sunt captaque ingenti pecorum atque hominum praeda, domum victores revertebantur. Iamque adeo formidabile erat vicinis christianis Sarracenorum nomen, ut nemo esset qui illis auderet obsistere. Protelata res est usque ad Caroli mortem, cui succedens Carolus filius, omnem < > ut, si qua vi aut modo facere hoc posset, non solum expugnaret Luceriam, sed ipsum quoque Sarracenorum qui eam tenebant urbem, nomen prorsus extingueret. Misso igitur exercitu duce Ioanne Pipino, obsessi sunt barbari crebrisque defatigati oppugnationibus, tandem victi sunt captique atque ad unum trucidati.

X.55 Quoniam vero consecutus est victoriam rex ad XVIII kalendas septembris, quo die celebrat christiana ecclesia solennitatem assumptionis beatae Mariae Virginis, in tantae rei memoriam erexit in medio oppidi nobile in honorem ipsius Virginis templum, constitutis annuis redditibus, ex quibus viverent episcopus et sacerdotes sanctaeque Mariae servientes. Decrevit praeterea princeps religiosissimus ut, mutato prisco nomine, oppidum non Luceria, sed civitas Sanctae Mariae nuncuparetur. Vicit tamen obstinatio vulgi, malens priscum quam novum retinere vocabulum.

Traduzione:

X.53 Quel Federico, di cui è stata fatta menzione sopra1, poiché Lucera era quasi priva di abitanti, mandò lì i Saraceni, che aveva catturato in seguito a un’incursione fatta lungo alcune coste dell’Africa, affinché abitassero quel luogo. Da quel tempo e fino ad oggi è chiamata Lucera dei Saraceni. Questo popolo crebbe rapidamente e, avendo ampliato il territorio e i confini, visse prosperamente per molti anni. 

X.54 Mantenne la fedeltà a Federico, fino a quando visse. Ma quando, dopo la sua morte, la chiesa Romana mosse guerra a Manfredi, suo figlio, che lo successe nel regno, avendo eletto re Carlo, conte della provincia di Narbona, seguirono le fazioni di Manfredi. E così, contro la volontà del nuovo re, possedettero Lucera per molti anni e con nessuna forza mai poterono essere espugnati, tanto che spesso depredavano i territori degli abitanti vicini e, dopo aver catturato grandi bottini di bestiame e di uomini, ritornavano a casa vincitori. E ormai il nome dei Saraceni era tanto temibile per i vicini cristiani, che non vi era nessuno che osava ribellarsi a loro. La questione fu rimandata fino alla morte di Carlo, a cui succedette suo figlio Carlo, che se avesse potuto farlo con qualche forza o modo, non solo avrebbe espugnato Lucera, ma anche il nome dei Saraceni, che occupavano quella città, avrebbe completamente cancellato. Avendo dunque inviato un esercito guidato da Giovanni Pipino, i barbari furono assediati e logorati dai continui assalti e, infine, furono vinti e catturati e trucidati fino all’ultimo.

X.55 Poiché, dunque, il re conseguì la vittoria il diciottesimo giorno prima delle calende di settembre, giorno nel quale la chiesa cristiana celebra la solennità dell’assunzione della beata Maria Vergine, in memoria di un evento così importante, eresse nel mezzo della città un illustre tempio in onore della stessa Vergine, assegnando delle rendite annuali, con cui potessero vivere i vescovi, i sacerdoti e coloro che si dedicavano a santa Maria. Il principe religiosissimo stabilì inoltre che, cambiato l’antico nome, la città fosse chiamata non Lucera, ma città di Santa Maria. Prevalse tuttavia l’ostinazione del popolo, che preferì mantenere l’antico nome piuttosto che adottare il nuovo2.

Note:

1 Il riferimento è al capitolo X, 50 (Dti, p. 244). 

2 I Saraceni si ribellarono nel 1267 a Carlo I d’Angiò, a cui si arresero però dopo sei mesi di assedio; Carlo II espugnò la città e cacciò i Saraceni ed edificò a Lucera il Duomo, dedicato alla Vergine Maria dell’Assunzione.








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