Scheda opera
Codice opera: DbHy
Autore: Giovanni Albino Lucano
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-albino_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Ioannes Albinus Lucanus, De gestis regum Neapolitanorum: De bello Hydruntino, Napoli 1589
Periodo di composizione: 1480-1481
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Giuseppe Germano
Excerpta a cura di: Jessica Ottobre
Scheda testo
Riferimento bibliografico: II, 12.1-6
Data: 1481
Luogo: Ortona, [Otranto]
Testo:

Per eosdem dies ab Matthia Pannoniae Rege bellicosissimo octingenti milites et ducenti equites duro bello adversus Sarmatas assueti, traiecto sinu Hadriatico, satis opportuno tempore Orthonam advehuntur. Erat iam operibus tormentisque caepta oppugnari urbs, nec segnius defensa. Fatigantur barbari assiduis tormentis puteisque veneno infectis; vigilatur in castris continuis eorum eruptionibus; itur passim in urbem ereptis aggeribus positisque castellis; igne iacto e muris accenso nitro crebrisque tormentis machinae saepius dissolvuntur. Iulius Pisanus vir strenuus cuniculo in urbem evadens, quom impenetrabilis silex occurrisset parumque succederet, destitit ab incaepto. Cyrus quidam Urbinas, passim aggeribus urbis fossae propinquans, et Orpheus, genere Gallus vir integerrimus, qui olim, rediens ab urbe Hierosolymitana, soluto voto, ab Rege Neapoli comiter exceptus est amplissimisque donis decoratus, audito demum Turcarum adventu in Regnum, e Gallia ocissime convolavit pro fide pugnaturus, qua sessione, posito castello, quod arci immineret (id sibi negotii datum erat), circumvallatis hostibus effossisque murorum fundamentis, quom opera ac contextas fascibus viminibusque vias prohibere non possent, tuendae urbis spem penitus ademerunt, nec propterea quacunque vi possent saevire cessatum est. Nondum redierat e praelio miles in castra (quod quibusdam incredibile videri solet), quom de integro alio exorto ad arma celeriter est conclamatum et, mira quadam arte atque animi innata feritate lacessito hoste missilibus (ita ad decernendum solent elicere trahereque), fulgureis inde tormentis passim strages edebatur. 

Traduzione:

In quegli stessi giorni da parte di Mattia, l’agguerritissimo Re d’Ungheria, giunsero per nave ad Ortona in un momento assai opportuno, dopo aver attraversato il mare Adriatico, ottocento soldati e duecento cavalieri avvezzi alla dura guerra contro i Sarmati.  Si era già iniziato ad assalire la città con le macchine d’assedio e da lancio, né la difesa era troppo fiacca. I barbari sono estenuati dalla continuità dei proiettili e dalla contaminazione dei pozzi col veleno; nell’accampamento si vigila a causa delle loro incessanti sortite; si va da ogni parte all’assalto della città, dopo aver scavato delle trincee ed aver collocato dei bastioni; le macchine da guerra assai spesso sono distrutte dal fuoco lanciato giù dalle mura col potenziamento del salnitro e dalla continuità dei proiettili. Giulio Pisano, cercò, coraggioso qual era, di arrivare dentro la città per mezzo di un cunicolo, ma, quando gli si parò dinanzi una roccia impenetrabile, a causa dello scarso successo desistette dall’impresa. Un Ciro di Urbino, che si avvicinava al fossato della città con trincee scavate dappertutto, e un Orfeo, un francese di grande virtù, che una volta, tornando da Gerusalemme dopo aver sciolto un voto, era stato affabilmente ricevuto a Napoli dal Re e colmato di magnifici doni e, appresa la notizia dell’arrivo dei Turchi nel Regno, era accorso con straordinaria rapidità dalla Francia a combattere per la causa della fede, in quel momento di forzata inattività, dopo aver collocato un bastione in prossimità della rocca (questo era il compito che era stato loro affidato), chiusi tutt’intorno i nemici con terrapieni e scavate le fondamenta delle mura, pur non potendo impedire opere di fortificazione e passaggi creati dall’intreccio di fascine e vimini, sottrassero ogni speranza di difendere la città, anche se non si cessò per questo di incrudelire con tutta la violenza di cui fossero capaci. I soldati non tornavano ancora nell’accampamento da un combattimento, quando (cosa che ad alcuni suole sembrare incredibile), accesosi di nuovo un altro combattimento, c’è un’altra chiamata in gran fretta alle armi e, dopo aver provocato con una straordinaria astuzia ed un’innata ferocia d’animo il nemico coi proiettili (in tal modo sono soliti indurre e trascinare alla lotta), si determinava poi dovunque strage con le macchine da lancio fiammeggianti. 

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