Scheda opera
Codice opera: DbHy
Autore: Giovanni Albino Lucano
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-albino_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Ioannes Albinus Lucanus, De gestis regum Neapolitanorum: De bello Hydruntino, Napoli 1589
Periodo di composizione: 1480-1481
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Giuseppe Germano
Excerpta a cura di: Jessica Ottobre
Scheda testo
Riferimento bibliografico: II, 4.1-6
Data: 1480
Luogo: Otranto
Testo:

Sed gens est ea praeceps in foedam libidinem ac nata in feros tumultus, nihil pii, nihil sancti habens: nam ab ineunte aetate, non ocio sub tectis, sed saevissimis bellis et nivosa hyeme assueta, humano sanguine aspergi ducit egregium. Nec silentio praetereundum est, quam obedienter ducum imperium ferant signoque intenti sint: vix namque contacto equorum loris tympano, quod sellae alligatum ferunt, effusi actutum in certamen proruunt.  Item incredibili celeritate in ordinem coeunt, qua disciplina et si Asiae imperium tam brevi coaluerit nemini mirum esse debet. Sunt quos praeterea ‘xantos’ appellant, qui nullo stipendio aquam folliculis in praelium circunvehentes nudis bracchiis6 pugnantibus subministrant. Quibus rebus passim vulgatis, non modo ex Regno, sed ex tota Italia complures excedere in animo volutabant: fuere qui in Baeticam transmiserint pecunias, ut essent ad iter expeditiores, si sors tulisset. Nemo arma capere, nemo furentis hostis impetum propellere audebat, sed quisque, desperatis rebus, mulierum modo tendens vinctas manus, nihil aliud quam incolumitatem sibi deposcebat. 

Traduzione:

Ora, è questo un popolo incline ad una vergognosa sfrenatezza e nato per feroci disordini, che non conosce alcuna pietà ed alcuna virtù: infatti, abituato fin dall’infanzia non alla tranquillità della casa, ma a guerre straordinariamente crudeli e ad inverni nevosi, ritiene motivo di onore macchiarsi di sangue umano. E non deve essere taciuto con quanta docilità obbediscano agli ordini dei capi e quanto siano attenti al loro segnale di battaglia: ed infatti, non appena il tamburo, che essi portano legato alla sella, è colpito dalle briglie dei cavalli, subito si gettano a precipizio nel combattimento. Con eguale incredibile rapidità si riuniscono nei ranghi e nessuno deve meravigliarsi se anche grazie a tale disciplina in così breve tempo si sia sviluppato un impero dell’Asia. Vi sono inoltre alcuni che sono denominati ‘scianti’, i quali, senza essere affatto sottoposti al servizio militare, si aggirano a braccia nude sul campo di battaglia e porgono acqua con le borracce ai combattenti. Poiché tali notizie si erano diffuse dappertutto, parecchi rivolgevano nell’animo il pensiero di allontanarsi non solo dal Regno, ma da tutta l’Italia: ci furono alcuni che trasferirono i loro beni nel meridione della penisola Iberica per essere più liberi in viaggio, se la sorte ne avesse determinato la necessità. Nessuno osava prendere le armi, nessuno respingere l’assalto del furioso nemico, ma ciascuno, nella disperazione, tendendo le mani giunte come fanno le donne, non chiedeva nient’altro che l’incolumità. 

Note:





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