Scheda opera
Codice opera: DbHy
Autore: Giovanni Albino Lucano
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-albino_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Ioannes Albinus Lucanus, De gestis regum Neapolitanorum: De bello Hydruntino, Napoli 1589
Periodo di composizione: 1480-1481
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Giuseppe Germano
Excerpta a cura di: Jessica Ottobre
Scheda testo
Riferimento bibliografico: II, 3.3-6
Data: 1480
Luogo: Otranto
Testo:

Qui et si hactenus effusis populationibus locis omnibus satis terroris incusserit, urbe tamen crudeliter diruta, vitae spes populis omnibus, quorum fortuna facile mutat fidem, penitus est adempta: adeo barbara feritate saevitum est. Admetus primum omnium post captum oppidum praeter eos, qui acri praelio egregie pro patria ceciderant, mille captivos, quibus Mars pepercerat, ad tertiam buccinam ante omnium oculos pro castris impie truncari iussit. Complures palo affigi, nec ab inermi abstinere; maior tamen pars in custodiam abducti: idque actum, uti oppida et urbes, ne tam horrendam supplicii foeditatem subirent, ad voluntariam deditionem inclinarentur. Deum delubra miserabiliter spoliata, in quibus circa ipsas aras, nullo religionis metu, obtruncato Antistite, quom[que] in pueros ingenuos puellasque e complexu parentum raptas infandae contumeliae promiscue ederentur ritu ferarum, omnium animi procubuerunt: nihil denique flagitii in tanta victoria est praetermissum. 

 

Traduzione:

E sebbene questi fino a quel momento avesse già suscitato dappertutto terrore a sufficienza col dilagare delle devastazioni, tuttavia, dopo la crudele distruzione della città, fu strappata completamente la speranza di vivere a tutti quei popoli, dei quali la mala sorte facilmente riesce a mutare la fede: a tal punto si incrudelì con barbara ferocia. Admeto, prima di tutto, dopo la presa della città, al di là di coloro che erano egregiamente caduti per la patria nel terribile combattimento, ordinò che mille prigionieri, che erano stati risparmiati dalla furia della battaglia, fossero empiamente massacrati al terzo turno di guardia sotto gli occhi di tutti davanti all’accampamento. Parecchi erano impalati e non risparmiavano gli inermi, ma per la maggior parte erano portati via in prigionia: e ciò era fatto affinché le fortezze e le città si piegassero ad una resa spontanea per non subire l’infamia di un così orrendo castigo. Le chiese dei santi erano indegnamente depredate e poiché in esse, proprio intorno agli altari, senza nessuno scrupolo religioso, dopo aver decapitato il sacerdote, si compivano in modo bestiale indicibili violenze senza distinzione nei confronti di fanciulli inoffensivi e di fanciulle strappate dalle braccia dei genitori, il morale di tutti crollò: insomma, nessuna atrocità in una così grande vittoria fu tralasciata.  

Note:




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