Scheda opera
Codice opera: DbN
Autore: Giovanni Pontano
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-pontano_(Dizionario-Biografico)/?search=PONTANO%2C%20Giovanni%2F
Edizione: Giovanni Gioviano Pontano, De bello Neapolitano, a cura di G. Germano, A. Iacono, F. Senatore, Firenze, SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2019 (Edizione Nazionale dei testi della storiografia umanistica, 13)
Periodo di composizione: 1494/95 - 1503
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Giuseppe Germano, Antonietta Iacono
Excerpta a cura di: Jessica Ottobre
Scheda testo
Riferimento bibliografico: II, 30.1-2, 4-6, pp. 328-329
Data: 1462
Luogo: Acri
Testo:

Repulso ab Acri Masio, quod diffideret vi se post id oppido potiturum, multa diu animo cum agitasset, visum est tandem (quod per Milanum egit exulem) ut is, explorato undique oppidi situ cognitisque oppidanorum ac Baptistae nocturnis institutis ac moribus, cum Blancino, acri ac veterano milite, oppidum minime muris cinctum nocturnis usus tenebris ingrederetur singulaque exploraret. Quod ubi ab utroque factum est Masiusque de oppidanorum institutis omnibus ab iis edoctus est, consilium iniit, ut ii lectis cum militibus iisque partim clypeatis, partim sclopetariis balistariisque, sub primam noctem deceptis vigilibus flumen pervaderent ac monte superato, ubi collocata prima custodia oppidanorum erat, caesis vigilibus illic operirentur, quoad ipse in plano cum copiis instructus paratusque adesset [...] Ad vadum Baptista consueverat singulis noctibus vigiles disponere, qui per tenebras aucuparentur, siqui flumen transirent, statim id renuntiaturi. Igitur tranato amne, cum ob praefecti negligentiam vigiles nulli ea nocte flumen observarent militesque cum Milano ac Blancino praemissi taciti absque ullo omnino strepitu ad custodiam pervenissent, summo silentio custodes iugulant deque suorum numero lectos substituunt, qui oppidanis signa de more custodum antea quidem explorata et cognita redderent. Cum vero, accepto signo, ubi aliquantulum quievissent, Masium adesse cum copiis sensere, magno impetu oppidanis quiescentibus vallum transcendunt Gattumque centurionem, qui vallum custodiebat, inermem ac semisomnem capiunt; inde clypeati primi, post eos sclopetarii balistariique occupatis viis in forum irrumpunt. Quo a civibus ac militibus concursum cum esset, magnis utrinque sullatis clamoribus acre committitur praelium. Inter haec Masius portam conatus diffringere, ab illis qui eo concurrerant magno nisu repellitur, aliis tandem atque aliis succedentibus, facta est ferro per portam via. Milites turmatim ingressi, qua conferti irrumpunt gladio sibi iter pandunt. Multa omnis generis hominum caedes passim facta.

Traduzione:

Respinto Maso da Acri, in quanto diffidava in seguito a ciò di potersi impadronire della città con la forza, avendo esaminato a lungo molti pensieri nel suo animo, alla fine gli sembrò opportuno (cosa che realizzò per mezzo di un esule di nome Milano) che costui, esplorata da ogni parte la posizione della città e conosciuti gli ordinamenti e gli usi notturni dei cittadini e di Battista, insieme con Blancino, soldato forte e di lunga esperienza, con l’aiuto delle tenebre della notte entrasse nella città che non era affatto cinta di mura e ne esplorasse i singoli particolari. Quando dall’uno e dall’altro fu fatto ciò e Maso fu informato da loro di tutti gli ordinamenti dei cittadini, prese la decisione che essi con dei soldati scelti, e questi in parte provvisti di scudo, in parte schioppettieri e balestrieri, intorno alla prima veglia, sfuggiti alle sentinelle, raggiungessero il fiume e, superato il monte dove era stato collocato il primo posto di guardia dei cittadini, uccise le sentinelle, si nascondessero lì fino a che egli stesso non comparisse nella piana con le truppe apparecchiato e pronto alla battaglia [...] Presso il guado Battista Grimaldi soleva ogni notte collocare delle sentinelle che spiassero attraverso le tenebre se qualcuno attraversasse il fiume e subito lo riferissero. Dunque, attraversato a nuoto il fiume, dal momento che per la negligenza del comandante quella notte non c’erano sentinelle che tenessero sotto osservazione il fiume ed i soldati mandati innanzi con Milano e Blancino erano giunti senza fare assolutamente alcun rumore fino al posto di guardia, sgozzano nel più assoluto silenzio le guardie e le sostituiscono con uomini scelti del loro gruppo, che secondo l’uso delle guardie scambiassero coi cittadini i segnali che in precedenza essi avevano spiati e identificati. Quando, poi, ricevuto un segnale, dopo che per un po’ se ne erano stati tranquilli, si resero conto del fatto che Maso era lì con le truppe, con grande impeto, mentre i cittadini dormivano, scavalcano l’opera di trinceramento e catturano inerme e mezzo addormentato l’ufficiale Gatto, che custodiva il trinceramento; quindi per primi i fanti con lo scudo, poi gli schioppettieri e i balestrieri, occupate le strade, irrompono nella piazza principale. Ed essendo accorsi qui cittadini e soldati, sollevate alte grida da una parte e dall’altra, si ingaggia un violento combattimento. Nel frattempo Maso, che aveva tentato di fare breccia in una porta, è respinto con grande sforzo da coloro che erano accorsi in quel luogo, ma alla fine per il sopraggiungere di altri assalitori, e poi di altri ancora, si riuscì ad aprire col ferro una via d’ingresso attraverso la porta. I soldati, entrati a torme, per dove fanno irruzione a file serrate si aprono la strada a colpi di spada. Fu fatta dovunque una grande strage di gente di ogni specie.

Note:

I dettagli sulla presa e sul saccheggio di Acri ci sono noti solo dal Pontano.




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