[...] Battista decise di prendere possesso della fortificazione eretta nei pressi di Donnici e, una volta presala, di mettere al sacco i villaggi vicini. Inviati Ruggiero da Laino, Luigi da Foggia e Nicola da Stabia con quel contingente di fanti e di cavalieri che allora aveva, essi, condotta coraggiosamente l’impresa, prendono la fortificazione e, voltisi subito al bottino, ciascuno si faceva trasportare con la sua brama di ruberie laddove lo trascinava il desiderio di far preda. Coloro che erano nei villaggi in parte fuggivano, in parte prendevano le armi e difendevano se stessi ed i loro averi col ferro, erano l’uno d’aiuto all’altro, ora questi, ora quelli o respingevano o erano respinti, ferivano o erano feriti, le ferite e le uccisioni erano confuse, la vittoria era incerta, da Cosenza si inviavano ripetutamente aiuti, cavalieri e fanti si mescolavano, erano trafitti cavalli, erano atterrati fanti, dai comignoli dei tetti si lanciavano dardi, travi, tronchi, sassi, tegole, moltissimi erano feriti dall’alto, il cielo risuonava delle grida di gioia di coloro che prevalevano e dei gemiti di coloro che cadevano. Ed ormai i boschi e le valli rimbombavano, per il riecheggiare del fragore delle balestre e, nell’infrangersi delle armi e degli scudi, dell’esplosione e del tuono degli schioppetti, ed a causa del diffondersi del fumo tutt’intorno era sottratta la luce agli occhi dei combattenti. Per tre volte quel giorno in ragione della vittoria o della fuga degli Aragonesi o degli Angioini la gente dei villaggi schierata e ferma in ordine di battaglia, col mutare delle passioni, volse le armi nel corpo a corpo contro il nemico e contro se stessa. E così, mentre gli ufficiali e i comandanti non consentivano che nessuna azione fosse condotta con fiacchezza, nessuna azione fosse diretta senza veemenza, non fu scagliato a vuoto quasi nessun dardo dalle balestre o nessuna pallottola dagli schioppetti o nessuna lancia dalle destre. Ed ancora, tuttavia, l’esito stesso della battaglia era incerto, quando alla fine, dopo le armi sparse dovunque di sangue rappreso e dopo le vie intrise del sangue di tante uccisioni, la notte separò i combattenti.