Scheda opera
Codice opera: DbN
Autore: Giovanni Pontano
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-pontano_(Dizionario-Biografico)/?search=PONTANO%2C%20Giovanni%2F
Edizione: Giovanni Gioviano Pontano, De bello Neapolitano, a cura di G. Germano, A. Iacono, F. Senatore, Firenze, SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2019 (Edizione Nazionale dei testi della storiografia umanistica, 13)
Periodo di composizione: 1494/95 - 1503
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Giuseppe Germano, Antonietta Iacono
Excerpta a cura di: Jessica Ottobre
Scheda testo
Riferimento bibliografico: II, 27.5-8, pp. 321-322
Data: 1461
Luogo: Sila, foresta [di Tavolaria]
Testo:

Quod hostes ubi sensere, ingenti agrestium manu Cossentinis e vicis coacta,qua Silae egressus esset, silvam longo spatio caedunt stratisque atque obsaeptis ingentis proceritatis arboribus, transitum impediunt comparataque finitimis e locis magna armatorum manu nec minore pastorum omnis generis, superiora occupant ibique insidias struunt. Equitatus igitur, silvam ingressus nullo secum peditatu ducto, ipse securus atque insidiarum ignarus, ubi, longius progressus, egressum impeditum atque obsaeptum conspicatur, consilii incertus atque consternatus animo, tum vero in insidias delatum se intelligit dumque aliud alii consilium sequendum censent, repente maximis sullatis clamoribus agrestes immisti pastoribus, superioribus e locis magno impetu illati, equites confusos nullo certo ordine, parum certo duce consternatosque adorti: locorum ipsi periti, alios fugam parantes intercipiunt, resistentes alios vulnerant, partem ex equis longuriis perticisque deturbatam sparis ac fustibus magis quam telis percutiunt, partem ense aut hasta prostratos caedunt, captosque ad unum pene omnes armis ac vestibus exuunt secumque ad vicos atque oppida captivos ducunt. Ludum hunc fuisse magis quam certamen, illud plane docet, quod pastores equorum, telorum armorumque vendendorum gratia dum ad oppida vicinasque ad urbes proficiscuntur, quo se strenuos victoresque ostentarent, assumptis perticis equisque impositi, ingressi urbem, dum concurrunt, dum pugnas meditantur, animadversum est pastorum alios, quae arma protegendis erant cruribus, ea aptasse brachiis, alios quae cubitis, ea genibus inseruisse. Itaque in risum cum verterentur qui ad spectandum plurimi convenerant, iudicatum est a rudibus quoque atque bellorum ignaris hominibus, ingenium quam vires corporis administrando bello plus posse, fortunamque tum demum omnia sibi vendicare, cum prudentiae locus nullus fuerit etiam inter maximas opes potentiamque relictus.

Traduzione:

Quando i nemici si accorsero di questa manovra, raccolta dai villaggi cosentini un’ingente truppa di contadini, nel punto in cui c’era il passo di uscita dalla Sila tagliano per un lungo tratto la foresta e, stesi al suolo e ammucchiati alberi di altezza enorme, bloccano il passaggio e, dopo aver raccolto dai luoghi vicini una grossa truppa di armati e un’altra non minore di ogni specie di pastori, occupano le alture e qui preparano un’imboscata. La cavalleria, dunque, che era entrata nella foresta senza portare con sé nessun reparto di fanteria, senza timori ed ignara dell’imboscata, quando, avanzatasi piuttosto addentro, scorge l’uscita ostruita e sbarrata, non sapendo quale decisione prendere e in preda allo sbigottimento, solo allora si rende conto di essere caduta in un’imboscata e, mentre pensano di seguire chi un piano, chi un altro, all’improvviso, avendo levato grida assordanti, contadini e pastori tra loro confusi, piombati giù dalle alture con grande furia, assalirono i cavalieri frastornati, che non avevano alcuna precisa formazione, non avevano un preciso comandante ed erano sbigottiti: essi, dal canto loro, esperti dei luoghi, intercettano alcuni che si preparano a fuggire, feriscono altri che oppongono resistenza, colpiscono una parte, disarcionata per mezzo di pali e di pertiche, con spiedi e bastoni più che con armi, uccidono una parte, dopo averla atterrata a colpi di spada o di lancia e spogliano delle armature e delle vesti i catturati quasi dal primo all’ultimo e li conducono con sé prigionieri ai villaggi ed alle città. Che questo sia stato un gioco più che un combattimento, lo mostra chiaramente questo fatto: quando i pastori si avviano verso le fortezze e le città vicine per vendere cavalli, lance ed armature, per mettere in mostra il loro valore e la loro vittoria, afferrate delle pertiche e montati a cavallo, una volta entrati in città, mentre si azzuffano e fingono duelli, si notò che alcuni dei pastori quella parte dell’armatura destinata a proteggere le gambe se l’erano infilata sulle braccia e quella destinata a proteggere i gomiti altri se l’erano infilata sulle ginocchia. E così, mentre scoppiavano a ridere coloro che in gran numero erano accorsi ad assistere allo spettacolo, anche quegli uomini rozzi e ignari di battaglie giudicarono che a far la guerra vale più l’astuzia che il vigore fisico e che la fortuna allora tutto a sé rivendica quando, anche tra grandissimi mezzi e potenza, non si sia lasciato spazio alcuno alla prudenza.

Note:





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