Scheda opera
Codice opera: DbN
Autore: Giovanni Pontano
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-pontano_(Dizionario-Biografico)/?search=PONTANO%2C%20Giovanni%2F
Edizione: Giovanni Gioviano Pontano, De bello Neapolitano, a cura di G. Germano, A. Iacono, F. Senatore, Firenze, SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2019 (Edizione Nazionale dei testi della storiografia umanistica, 13)
Periodo di composizione: 1494/95 - 1503
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Giuseppe Germano, Antonietta Iacono
Excerpta a cura di: Jessica Ottobre
Scheda testo
Riferimento bibliografico: II, 25.4-6, pp. 317-318
Data: 1461-1462
Luogo: Trani, rocca di Trani
Testo:

Coeterum Tranensis obsidio diuturnior fuit, quod urbs erat egregie munita nobilitasque Tarentini ferre imperium nolebat; muris tandem, qua parte infirmiores erant, solo aequatis, cum a Rege nullum etiam speraretur subsidium famesque urgeret, Tarentino se cives longiorem post obsidionem dedidere. Arx incolumis Regi mansit: nam Georgius cum intelligeret Foscianum, arcis praefectum, cum Tarentino consensisse, sub speciem colloquii extra arcem accitum, cepit illum. Captus igitur arcem Georgio tradi iussit, pactione libertatis. Itaque Picininus, ad arcis oppugnationem conversus, qua mari non abluitur, vallo illam ac fossa cinxit, neve inferri commeatus in eam posset, dispositis per oram maritimam biremibus, singulari diligentia cavendum curabat. Quo effectum est, ob summam cibariorum inopiam, ut qui arcem defensitabant ad famem redacti sint.

Traduzione:

D’altronde, l’assedio di Trani durò piuttosto a lungo, perché la città era fortificata in maniera egregia e la nobiltà non voleva sopportare il dominio del principe di Taranto; ma alla fine, una volta rase al suolo le mura in quella parte in cui erano più deboli, poiché non si sperava alcun aiuto più da parte del Re e la fame incalzava, i cittadini si arresero al principe di Taranto dopo un assedio piuttosto lungo. La rocca rimase intatta al Re: infatti, Giorgio, venendo a conoscere che Foxà, il sovrintendente della rocca, si era accordato col principe di Taranto, avendolo fatto venire fuori dalla rocca con la scusa di un colloquio, lo catturò. Dunque, una volta catturato, ordinò che la rocca fosse affidata a Giorgio in cambio della libertà. E così, il Piccinino, rivoltosi all’assedio della rocca, laddove non è bagnata dal mare, la cinse di una palizzata e di un fossato e, disposte lungo la costa delle biremi, con straordinaria diligenza si preoccupava di evitare che non potesse esservi introdotto il vettovagliamento. Per cui avvenne che, a causa dell’estrema mancanza di cibarie, coloro che difendevano la rocca furono ridotti alla fame.

Note:





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