Egli [il re], dopo essersi dedicato per alcuni giorni ai cittadini ed agli amici, avendo rivolto poi l’attenzione alle operazioni militari, in quanto Giovanni Torella, che occupava la rocca d’Ischia e l’isola di Enaria1, andava compiendo per mare molte azioni indegne nell’impedire l’arrivo dei vettovagliamenti e nel rubarli, decise di occupare l’isola di sorpresa, di rinchiuderlo all’interno della fortezza e di tenere le sue triremi lontane dall’approdo, dopo aver innalzato delle fortificazioni lungo la costa. A questo problema si aggiungeva il fatto che il castello, che prende il nome dall’uovo, era in mano ai Francesi, che avevano corrotto col denaro Giovanni Iuncesio, che durante il regno di Alfonso era stato preposto al suo comando. Questo castello, che sorge a circa mezzo miglio da Napoli, sopra uno scoglio scosceso e ripido, è unito alla terra mediante un molo artificiale. Da questo castello ad Ischia si effettuavano ogni giorno traversate di triremi e di altri tipi di imbarcazioni e, in condizioni meteorologiche buone, il mare per questo motivo era reso sempre più malsicuro per i naviganti. Affidata, dunque, l’impresa ad Alessandro Sforza e ad altri uomini coraggiosi e fidati, tagliata sulla terraferma la legna e trasportatala con le navi, dopo che l’isola fu presa al primo assalto dai soldati, che vi erano sbarcati, e collocate in un luogo opportuno delle difese, sono erette dei trinceramenti a mo’ di accampamento e, portato a termine il lavoro, i soldati si collocano dentro la trincea, avendo disposto lungo i luoghi opportuni artiglierie di diverso tipo, soprattutto per molestare l’ancoraggio delle navi [...] I trinceramenti furono, dunque, costruiti in modo che con le artiglierie si potesse bombardare l’approdo delle navi e fracassare la porta della fortezza e gli edifici ad essa contigui. E così, disposti i soldati all’interno dei trinceramenti, e trasportati viveri per molti mesi, non solo gli abitanti della fortezza erano bloccati dentro le mura, ma anche le triremi erano tenute lontano dalla riva, affinché da quella parte non potessero sbarcare in sicurezza sull’isola. Perciò assai spesso si accendevano scontri violenti, mentre, calate in mare delle corde attraverso una specie di scalini scavati col piccone nella roccia, i marinai della flotta, tirati su per mezzo di quelle, portavano aiuto agli abitanti della fortezza. E questo assedio fu tanto più duro ed accanito, perché durò oltre due anni e Carlo, fratello del Torella, con quattro triremi ed un certo numero di biremi e di navigli da esplorazione e così pure di navi da carico, che aveva catturato, trasportava nella fortezza bottino di ogni genere, da cui erano forniti in abbondanza le vettovaglie e il soldo per le truppe e per la popolazione.