Scheda opera
Codice opera: DbN
Autore: Giovanni Pontano
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-pontano_(Dizionario-Biografico)/?search=PONTANO%2C%20Giovanni%2F
Edizione: Giovanni Gioviano Pontano, De bello Neapolitano, a cura di G. Germano, A. Iacono, F. Senatore, Firenze, SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2019 (Edizione Nazionale dei testi della storiografia umanistica, 13)
Periodo di composizione: 1494/95 - 1503
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Giuseppe Germano, Antonietta Iacono
Excerpta a cura di: Jessica Ottobre
Scheda testo
Riferimento bibliografico: II, 12.5-15.5, pp. 298-301
Data: 492 - 496
Luogo: Monte Sant'Angelo, Santuario dell'Arcangelo Michele, Siponto, monte Gargano
Testo:

Cur autem Michaeli potissimum dedicata specus fuerit, haec a maioribus tradita comperior, annos quidem supra noningentos atque amplius repetita, qua quidem tempestate Heruli, Goti barbaraeque aliae quaedam gentes per Italiam bacchabantur. Garganum quendam, civem Sipontinum, cuius praegrande armentum Gargano pasceretur in monte, a quo et ille nomen duxisset, cum armentalem taurum, qui oberraverat, per silvas suis cum pastoribus quaeritaret, inventum tandem eum ad eius, de qua dictum est, speluncae hostium pascentem animadvertisse, itaque, ira percitum, contento arcu, summis in illum viribus sagittam emisisse eamque, ubi tauri tergus attigisset, retro flexam e vestigio recurvataque spiculi acie sagittatorem petiisse. Quae res inter pastores in religionem cum esset versa, tum Garganum, rem hanc sacerdoti expositurum, Laurentium adiisse, probatissimae vitae antistitem: ibi illum, re cognita factique admiratione ductum, dierum trium ieiunio indicto, multis etiam adhibitis precibus Deum esse consulendum Gargano respondisse. Itaque absoluto ieiunio, re sacra rite facta, noctu dormienti Laurentio astitisse Michaelem, Angelorum principem, admonentem his verbis: «Mea opera ac Dei iussu factum, Laurenti, qui taurum indicem esse voluerim basilicae huius, quam mihi ad inhabitandum cum hominibus in terris paravi: haec mea est basilica, meum hoc sacrarium apud mortales futurum. Enuntia haec civibus, ut, monente me, per te intelligant, ea in spelunca, iis in adytis aboliturum esse me mortalium peccata, qui ad eam confugerint». Quo accepto oraculo, antistes somno excitus, ubi Deo gratias egisset, re populo indicata, summa civium cum frequentia venerabundus, indictis supplicationibus, pontificis habitu amictus, ascenso monte ad speluncam procedit, sacraque ibidem peracta re, non tamen ut ingredi antrum ausus esset quisquam, multis cum precibus, decantatis rite divinis laudibus, Deo gratias egit, nomenque Michaelis per omnes laudes celebratum. Riteque rebus his peractis Sipontum rediit magna civium laetitia ingentique urbis universae gaudio. 

Nec vero multis post diebus, Neapolitanorum exercitus, quorum opes profligatis Beneventanorum rebus abunde tum pollentes erant, Sipontum obsedit. Igitur solicito de populo suo antistiti, post indictum dierum trium ieiunium, quo triduo fuerant etiam indutiae ab hoste impetratae, astitit rursus dormienti Michael, admonens et pie et rite factum quod per ieiunium ac preces a Deo auxilium implorasset. Michaelem se, Angelorum principem, iussu Dei illa dicere imperareque uti insequenti die de quarta hora populus universus arma caperet in hostemque repente irrueret; se ipsum armatum in acie civibus affuturum: «Haec igitur populo tuo experrectus dissere ac bono animo esse iube!». Hora igitur dicta, armatus atque ad pugnam instructus civis hostem negligentius agentem improvisus invadit, fundit, fugat, validis adeo repente exortis procellis summoque e montis iugo prorumpentibus terrifico impetu fulminibus, uti maxime foeda tempestatis vi ac fulgurum sescenti ex hoste exanimati referantur. Fugatis igitur ac caesis hostibus, sacris Deo ac Michaeli rite factis, cum antistes decrevisset speluncam ipsam, uti moris est Christianique ritus, dedicare Gelasiumque Pontificem Maximum, per id tempus Soracte agentem de ea dedicatione consuluisset, astitit illi tertio Michael inquiens: «Mihi egomet nulla adhibita hominum aut arte, aut opera vacuum feci hoc saxum; mihi egomet desertum humano cultu montem dextra hac subaperui; mea ego in lapide hoc vestigia infixi; mihi ego ipsemet aedem hanc statui, sacrarium feci, basilicam dedicavi: quaecumque igitur ab hac aede, basilica, sacrario humana dedicatio absit ritusque omnis abesto humanus! Michael ego sum, qui, hoc excavato saxo, hoc antro, hoc habitaculo, his assidue manantibus stillis abluturus sum ac deleturus meam ad aram confugientium mortalium errata. Age! Expergiscitor, sacerdos, civibusque haec tuis disserito cumque iis simul rem divinam illic facito meque adesse antro meo, sacrario meo meaeque basilicae tuque populusque tuus, mortales denique omnes placatum atque propitium sciunto». Inde igitur Angelo antrum Michaeli dedicatum.

Traduzione:

Perché, poi, la caverna sia stata dedicata soprattutto a Michele, trovo le seguenti notizie tramandate dagli antichi, che risalgono a novecento anni or sono ed oltre1, al tempo in cui gli Eruli, i Goti ed alcune altre popolazioni barbariche imperversavano attraverso l’Italia.

Un certo Gargano, cittadino di Siponto, il cui numerosissimo gregge pascolava sul monte Gargano, da cui anche lui aveva tratto il nome, essendo andato insieme coi suoi pastori attraverso i boschi alla ricerca di un toro di grandi dimensioni che si era allontanato, alla fine lo trovò e notò che stava pascolando nei pressi dell’apertura di quella grotta di cui è stato detto e, così, preso dall’ira, tese l’arco e scoccò una freccia contro di lui con grandissima forza, ma quella, dopo aver raggiunto il dorso del toro, tornò indietro sul suo percorso e si rivolse contro l’arciere con la lama della punta ricurva. Poiché tale fatto tra i pastori aveva assunto un’aura religiosa, allora Gargano, intenzionato ad esporre quest’episodio ad un sacerdote, si recò da Lorenzo, un vescovo assai stimato per la sua vita: allora quello, appresa la cosa e indotto dallo stupore dell’evento, indisse un digiuno di tre giorni e rispose a Gargano che bisognava consultare Dio ricorrendo anche a molte preghiere. E così, terminato il digiuno, fatta secondo il rito una cerimonia religiosa, di notte durante il sonno a Lorenzo apparve Michele, il principe degli Angeli, ad ammonirlo con queste parole: «Per opera mia e per ordine di Dio è avvenuto, o Lorenzo, in quanto ho voluto che il toro fosse il segno di quella basilica che mi sono preparato per abitare sulla terra insieme con gli uomini: questa sarà la mia basilica, questo sarà il mio santuario presso le genti. Annunzia queste cose ai concittadini, affinché su mia indicazione attraverso di te vengano a sapere che in questa grotta, in questi penetrali io cancellerò i peccati degli uomini che in essa si siano rifugiati». Ricevuto tale oracolo, il vescovo si svegliò dal sonno e, dopo che ebbe reso grazie a Dio, notificò la cosa al popolo; pieno di devozione con una grandissima folla di concittadini indisse delle suppliche e, cinto dell’abito pontificale, dopo essere salito sul monte, si recò alla caverna; celebrata in quel medesimo luogo una cerimonia sacra, tuttavia in modo tale che nessuno osasse entrare nella grotta, rese grazie a Dio con molte preghiere e col canto rituale delle lodi divine ed il nome di Michele fu celebrato in tutte le lodi. Condotte a termine tali cerimonie secondo il rito, ritornò a Siponto con grande letizia dei concittadini e con enorme gioia di tutta quanta la città.Dopo non molti giorni, poi, un esercito di Napoletani, i cui mezzi, dopo la sconfitta dei Beneventani, allora erano potenti, si pose all’assedio di Siponto. Dunque, al vescovo sollecito del suo popolo, dopo aver indetto un digiuno di tre giorni, in quello spazio di tre giorni in cui era stata ottenuta dal nemico anche una tregua, apparve di nuovo durante il sonno Michele, avvertendolo che era stata una cosa pia e giusta il fatto di aver implorato aiuto a Dio attraverso il digiuno e le preghiere. Lui, Michele, il principe degli Angeli, per ordine di Dio stava dicendo quelle parole e comandava che il giorno seguente intorno all’ora quarta tutto quanto il popolo prendesse le armi e si lanciasse improvvisamente contro il nemico; lui stesso armato sarebbe stato accanto ai cittadini in battaglia: «Una volta sveglio, dunque, riferisci ciò al tuo popolo ed ordinagli di avere fiducia!». All’ora prescritta, dunque, i cittadini armati e pronti per la battaglia assaltano improvvisamente il nemico, che era alquanto impreparato, lo vince, lo mette in fuga, mentre tanto repentinamente erano sorte potenti tempeste e dalla sommità della vetta del monte si erano scatenati fulmini con terrificante violenza, che si dice che moltissimi dei nemici siano stati uccisi dalla violenza straordinariamente infame della tempesta e dei fulmini.Messi in fuga, dunque, ed uccisi i nemici, furono celebrate secondo il rito delle cerimonie sacre in onore di Dio e di Michele; ma poiché il vescovo aveva deciso di dedicare secondo l’abitudine ed il rito cristiani la caverna stessa ed aveva consultato relativamente a tale dedica il Papa Gelasio, che in quel tempo si trovava sul Soratte, gli apparve per la terza volta Michele per dirgli: «Io mi sono resa vuota questa roccia non utilizzando alcun artificio o alcuna opera di tipo umano; io mi sono aperto con questa destra un monte deserto per ricevere culto dagli uomini; le mie impronte io in questa pietra ho infisso; io stesso mi sono fabbricato questa chiesa, mi sono fatto questo santuario, mi sono dedicato questa basilica: dunque, da questa chiesa, da questa basilica, da questo santuario sia lontana qualsiasi dedica umana e sia lontano ogni rito umano! Io sono Michele, che, scavata questa roccia, questa grotta, questa dimora, con queste gocce che scorrono continuamente laverò e cancellerò gli errori dei mortali che si rifugeranno presso il mio altare. Orsù! Svegliati, o sacerdote, e riferisci queste cose ai tuoi cittadini ed insieme con loro celebra una messa lì e tu e il tuo popolo, insomma tutti i mortali sappiano che io placato e propizio sono presente nella mia grotta, nel mio santuario e nella mia basilica». In seguito a ciò, dunque, la grotta fu dedicata a Michele2.

Note:

1  Tra le fonti consultate dal Pontano si annoverano il Liber de apparitione sancti Michaelis in Monte Gargano, datato all’VIII secolo (ma probabilmente riconducibile al V secolo), la Vita Sancti Laurentii episcopi Sipontini e la Legenda aurea di Jacopo da Varazze: cfr. Dbn, n. 39, pp. 298-299.







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