Scheda opera
Codice opera: DbN
Autore: Giovanni Pontano
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-pontano_(Dizionario-Biografico)/?search=PONTANO%2C%20Giovanni%2F
Edizione: Giovanni Gioviano Pontano, De bello Neapolitano, a cura di G. Germano, A. Iacono, F. Senatore, Firenze, SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2019 (Edizione Nazionale dei testi della storiografia umanistica, 13)
Periodo di composizione: 1494/95 - 1503
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Giuseppe Germano, Antonietta Iacono
Excerpta a cura di: Jessica Ottobre
Scheda testo
Riferimento bibliografico: II, 12.1-4, p. 298
Data: 1494/95 - 1503
Luogo: Monte Sant'Angelo, Santuario dell'Arcangelo Michele
Testo:

Nec vero alienum fuerit (quoniam in templi mentionem maxime augusti incidimus, ad cuius antrum ab ultimis terrarum finibus annis singulis plurimi mortales solvendis votis accedunt) de eius initiis quaeque ab antiquis auctoribus habeo comperta, pauca pro meo instituto referre. Est nativa specus durissimo e saxo, in quam multis gradibus, coeterum non lato admodum aditu descenditur, specularibus quibusdam lumen praebentibus. Vestit eam parte superiore, qua nativa ipsa quidem ac perrimosa testudo est, e quercu vasta proceritate lucus, muris tamen circundatus, pecori nequa pateat ingressus. Ante vero quam descendere in antrum incipias, aedificia extant manu facta elaborato e lapide. Ubi vero antrum in imum descenderis, qua specus diffunditur, mira animum religio subit, loco ipso subobscuro et horrido solaque natura constituto. Admonent religionis tabellae votaque passim suspensa, titulos indicantia. Ubi vero arae admotus ad numinis procumbes statuam, loco solo et ab hominum accessu semoto, repente inhorrescit tacito metu animus atque, in divinarum tantum rerum cogitationem versus, in preces suppliciaque effunditur. Augent venerationem aliae item arae, nullo sumptu, nullo artificio factae, quibus natura ipsa videtur locum statuisse.

Traduzione:

Ma non sarà fuori luogo (visto che ci è capitato di parlare di un santuario che è oggetto di una straordinaria venerazione, alla cui grotta ogni anno vengono moltissime persone dai più lontani paesi della terra a compiere i loro voti) riportare poche notizie, in rapporto al mio scopo, sulle sue origini e su quanto sono venuto a sapere dagli antichi autori. Si tratta di una caverna naturale di roccia durissima, nella quale si scende per mezzo di molti gradini ed inoltre attraverso un ingresso niente affatto ampio, con alcune finestre a vetri che forniscono la luce. La riveste sulla parte superiore, dove c’è una volta essa stessa naturale e ricca di fessure, un bosco di querce di smisurata altezza, circondato tuttavia da opere di muratura, affinché non vi sia possibile l’ingresso agli animali. Ma prima che si incominci a scendere nella grotta, ci sono degli edifici ricavati a mano dalla lavorazione della pietra. Quando, poi, si sia scesi nella profondità della grotta, dove si apre la caverna, s’impossessa dell’animo uno straordinario senso religioso, dato che il luogo in se stesso è alquanto oscuro e selvaggio e costituito della sua sola natura. Inducono a pensare le tavolette votive e gli ex voto sospesi qua e là, che mostrano le loro iscrizioni. Quando, ancora, avvicinandosi all’altare, ci si prostrerà davanti alla statua del santo, luogo solitario e lontano dalla presenza umana, l’animo inorridisce improvvisamente di un tacito timore e, volto al pensiero delle sole cose divine, si abbandona alle preghiere ed alle suppliche. Accrescono la devozione parimenti altri altari, realizzati senza alcuna spesa, senza alcun lavoro artistico, ai quali la natura stessa sembra aver stabilito la collocazione. 

Note:




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