Scheda opera
Codice opera: DbN
Autore: Giovanni Pontano
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-pontano_(Dizionario-Biografico)/?search=PONTANO%2C%20Giovanni%2F
Edizione: Giovanni Gioviano Pontano, De bello Neapolitano, a cura di G. Germano, A. Iacono, F. Senatore, Firenze, SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2019 (Edizione Nazionale dei testi della storiografia umanistica, 13)
Periodo di composizione: 1494/95 - 1503
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Giuseppe Germano, Antonietta Iacono
Excerpta a cura di: Jessica Ottobre
Scheda testo
Riferimento bibliografico: II, 11.4-8, pp. 296-297
Data: 1461
Luogo: Monte Sant'Angelo, Santuario dell'Arcangelo Michele, Manfredonia
Testo:

Direptionis huius facies multo maxime miserabilis fuit, irritatis militum animis pugnae ardore ac multitudine omni simul irrumpente spe praedae incita: nam quod oppidum ipsum frequens atque opulentum esset quodque propter situm maxime securum atque ab hoste tutum existimabatur, pervulgatum erat e finitimis urbibus, praesertim Manfredonia, locupletissimos quosque cives clanculum a se comportatos illuc thesauros amicis aut templorum sacerdotibus commendasse. Itaque non sacra, non profana ab vi iniuriaque tuta erant, dum occultos thesauros miles exquirit. In viros ac mulieres saevissima suppliciorum edebantur exempla maximeque sacris in aedibus saevitum: itaque sepulcra eruta, spoliata donaria, direpti loculi venerabilium reliquiarum, arae etiam sanguine foedatae ac polluta adyta. Quodque mulieres atque imbecillior sexus eo confugerant, quisque pro libidine trahere, verberare, caedere, infantes a matrum complexu divellere ac solo sternere, rapere pueros, violare virgines, nec deesse qui foeminarum pudendas partes insertis digitis contrectarent, dum gemmas unionesque aut pretiosum aliquid putant illic abditum. In ipsos quoque tribunos ac duces tumultuatum, dum parci imbecillo sexui ac sacris imperant. Rex, Michaelis Angeli templum statim ingressus, claudi illud iubet, demandata fidelibus viris custodia: in quo, praeter civium privatam pecuniam aeditumis commendatam, auri atque argenti sacri magna vis reperta eaque Regis iussu a scribis notata atque a quaestoribus in castra atque in aerarium relata est. Quam tamen omnem parta post victoria (sic enim conceptis iuraverat verbis) referendam in templum summa diligentia curavit, singulaque restituta sunt atque a bonis refecta artificibus, in ea qua fuerant, antequam in numos conflarentur, forma.

Traduzione:

Lo spettacolo di questo saccheggio fu straordinariamente deplorevole, perché gli animi dei soldati erano eccitati dall’ardore della battaglia e tutta la moltitudine faceva irruzione nello stesso tempo, spinta dalla speranza di far preda: infatti, poiché la città [di Monte Sant’Angelo]  era di per sé popolosa e opulenta e poiché per la sua posizione era ritenuta in massimo grado sicura e difesa contro il nemico, s’era sparsa la voce dalle città vicine, e soprattutto da Manfredonia, che tutti i cittadini più ricchi avessero trasportato di nascosto lassù i loro tesori e li avessero affidati ai loro amici o ai sacerdoti delle chiese.  Perciò non i luoghi sacri, non i luoghi profani erano sicuri da violenze e soprusi da parte dei soldati che andavano alla ricerca di tesori nascosti. Si realizzavano le più crudeli tipologie di torture contro uomini e donne e soprattutto si infierì nei confronti degli edifici di culto: e così, si svuotarono tombe, si spogliarono teche di ex voto, si misero a sacco nicchie di venerande reliquie, si macchiarono di sangue anche altari e si profanarono tabernacoli. E poiché avevano cercato rifugio lì dentro le donne, in quanto sesso più debole, ciascun soldato, a suo capriccio, trascinava, percuoteva, uccideva, strappava i bimbi dalle braccia delle madri e li buttava a terra, rapiva i ragazzi, violentava le fanciulle, e non mancava chi palpasse, inserendovi le dita, le parti intime delle donne, ritenendo che vi fossero nascoste gemme e perle o qualcosa di prezioso. Si insorse anche contro gli ufficiali e i comandanti, allorché comandavano di risparmiare il sesso debole e le cose sacre. Il Re, entrato subito nel santuario dell’Arcangelo Michele, ordina di chiuderlo, avendone affidata la custodia a persone a lui devote: ed in esso, oltre al denaro privato dei cittadini dato in custodia ai sacerdoti, fu trovata una grande massa di oggetti sacri d’oro e d’argento ed essa per ordine del Re, dopo essere stata registrata da segretari e tesorieri, fu portata negli accampamenti e destinata alla cassa di guerra. In seguito, però, ottenuta la vittoria, il Re curò con estrema diligenza (così aveva, infatti, giurato in maniera solenne) che essa venisse riportata tutta nel santuario ed ogni oggetto fu restituito e riprodotto da buoni artigiani nella forma che aveva avuto prima che fosse fuso per farne monete.

Note:




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