Scheda opera
Codice opera: DbN
Autore: Giovanni Pontano
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-pontano_(Dizionario-Biografico)/?search=PONTANO%2C%20Giovanni%2F
Edizione: Giovanni Gioviano Pontano, De bello Neapolitano, a cura di G. Germano, A. Iacono, F. Senatore, Firenze, SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2019 (Edizione Nazionale dei testi della storiografia umanistica, 13)
Periodo di composizione: 1494/95 - 1503
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Giuseppe Germano, Antonietta Iacono
Excerpta a cura di: Jessica Ottobre
Scheda testo
Riferimento bibliografico: II, 11.1-2,4, pp. 295-296
Data: 1461
Luogo: Monte Sant'Angelo, Urios montes
Testo:

Rhodo igitur recepto ac, praeter Vestas, castellis omnibus, quae in ea Gargani parte constituta sunt, refectoque paucis diebus exercitu, noctu maximo itinere confecto, mane sub Montem Sancti Angeli (quod oppidum summo e iugo in quo est positum, aequinoctiali ab exortu pelagus, a meridie subiectos Apuliae despectat campos; Uriosque eos montes ab antiquis dictos non temere quidam pertendunt, in iisque Veneris celeberrimum fuisse quondam templum) universo cum exercitu Rex improvisus apparuit.  Cuius repentino adventu eo atrocius consternati sunt civium animi, quod maxime tutos sese antea arbitrati essent montium asperitate aquarumque inopia ac pabuli.

Traduzione:

il Re apparve all’improvviso con tutto quanto l’esercito ai piedi di Monte Sant’Angelo (città che dalla sommità della vetta su cui è posta guarda il mare dall’est equinoziale e da mezzogiorno i sottostanti campi della Puglia; ed alcuni sostengono non senza fondamento che quei monti furono chiamati Urii dagli antichi e che un tempo su di essi sorgeva un frequentatissimo santuario di Venere)1. Dal suo subitaneo arrivo gli animi dei cittadini tanto più profondamente furono sgomentati, in quanto prima di allora si erano ritenuti assolutamente al sicuro per l’asperità dei monti e la mancanza di corsi d’acqua e di pascolo.

Note:

1 Nella digressione su Monte Sant'Angelo, a proposito dei monti detti "Urii", sembra che le fonti classiche (Strab. VI 3, 9; Plin. nat. III 103; Mela II 4) coesistano con una tradizione locale, nella quale il toponimo Uria era passato a indicare i monti del Gargano ed era viva la memoria del santuario dedicato a Venere nei pressi di Vieste, ancora frequentato nel Medioevo (Uria garganica): cfr. DbN, n. 35, pp. 295-296.






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