Scheda opera
Codice opera: LrgFr
Autore: Antonio Panormita
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/beccadelli-antonio-detto-il-panormita_%28Dizionario-Biografico%29/
Edizione: Antonii Panhormitae Liber rerum gestarum Ferdinandi regis, a cura di Gianvito Resta, Palermo, Centro di studi filologici e linguistici siciliani, 1968.
Periodo di composizione: 1469
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Giovanni De Vita
Excerpta a cura di: Giovanni De Vita
Scheda testo
Riferimento bibliografico: pp. 121-122
Data: 1454
Luogo: Napoli
Testo:

In civitates vero patris rediens cum pervenisset, sub umbellari pallio in modum triumphantis ex decreto patris devectus est, usque Neapolim, cum rerum omnium copia, laetitia et gratulatione incredibili. Neapolim vero ingres­sus, in presentiam patris umbella usus non est, sed obvo­lutus genubus pedes patris osculatus est, mox a patre allevatus, inter amplexus, inter manus et oris oscula eas gratias, eas subiectiones atque reverentias patri exhibuit, ut non patrem, sed numen quoddam celeste advenerari videretur. In adventum filii ludi equestres, quibus illum delectari et libenter exerceri cognoverat, ab Rege edicti quotidie celebrabantur ea pompa ac magni:ficentia, qua benefìcentissimum et gloriosum Regem addeceret, prae­sertim de virtute filii laetum ac prope modum beatum. Erant praeterea sui annui redditus, Ferdinando a patre instituti, ampli atque magnifici; eos omnis atque altero tanto amplius in ludorum apparatum ac ludorum socios elargiebatur. Sequebantur eum semper socii ferme XV aureo, cocco, serico et argento simul ipsi, simul equi iuxta eiornati, et hi quidem in coeteris ludionibus insi­gnes atque spectabiles. Finito interim ac soluto ludo ad patrem se recipiebat, a quo quidem osculo receptus, et concursus et ictus et ludionum casus, victoria item et palma admodum iocunde referebatur. Eius vero presentia non modo Rex ac Regii omnes, sed regia ipsa nimirum ridere ac gaudio quodammodo exilire videbatur.

Traduzione:

Ritornando nella città paterna, una volta giunto fu trasportato fino a Napoli sotto un baldacchino di porpora, come un trionfatore, secondo il decreto del padre, tra un'incredibile abbondanza di beni, gioia e congratulazioni. Entrato a Napoli, però, alla presenza del padre non fece uso del baldacchino, ma, inginocchiatosi, baciò i piedi del padre; subito dopo, rialzato da lui, tra abbracci, strette di mano e baci, gli rese quei ringraziamenti, quegli omaggi e quei segni di reverenza che sembrava non venerare un padre, ma quasi una divinità celeste. Per l’arrivo del figlio, il re ordinò che ogni giorno si celebrassero giochi equestri, di cui sapeva quanto Ferdinando si dilettasse e con quanta passione vi si esercitasse, con lo sfarzo e la magnificenza che si addicevano a un sovrano generosissimo e glorioso, felice e quasi beato per la virtù del figlio.

Inoltre, le rendite annuali, stabilite dal padre per Ferdinando, erano ampie e sfarzose; egli li elargiva interamente, e persino in misura doppia, alla preparazione dei giochi e ai compagni di gioco. Lo seguivano sempre circa quindici compagni, adornati con oro, scarlatto, seta e argento, così come i loro cavalli ornati allo stesso modo, ed essi erano tra i più distinti e ammirati in tutti i giochi. Una volta terminati e sciolti i giochi, Ferdinando si recava dal padre, da cui era accolto con un bacio, e ascoltava con grande piacere il racconto delle cariche, degli scontri, delle cadute e, soprattutto, delle vittorie e dei premi ottenuti. La sua presenza non solo riempiva di gioia il re e tutti i membri della corte, ma sembrava quasi far esultare di felicità la reggia stessa.

Note:

Rientro trionfale di Ferrante a Napoli dopo la guerra toscana.




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