Scheda opera
Codice opera: LrgFr
Autore: Antonio Panormita
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/beccadelli-antonio-detto-il-panormita_%28Dizionario-Biografico%29/
Edizione: Antonii Panhormitae Liber rerum gestarum Ferdinandi regis, a cura di Gianvito Resta, Palermo, Centro di studi filologici e linguistici siciliani, 1968.
Periodo di composizione: 1469
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Giovanni De Vita
Excerpta a cura di: Giovanni De Vita
Scheda testo
Riferimento bibliografico: pp. 80-81
Data: 1442
Luogo: Napoli
Testo:

Illi, ut iussum erat, per puteum divi Ioannis Carbonarii1 in aquaeductum demissi, per aquas et lutum exiguo cum lumine incedere, interdum obrepere ceperunt, inusitatum laborem ioco tolerantes et modo se in equum troianum detrusos, modo se in aquis piscium more dimicaturos esse dictitantes. Tandem ducentis fere passibus demensis, aquaeducti hostium obiicibus cancellisque ferreis obductum invenere et desuper muro octo pedum altitudine, totidem crassitudine fabri­catum. Hic dum in eruendo muro ac confringendis obii­cibus tempus terunt, iam dies appetebat. At tandem in puteum de quo ante rettulimus pervenere. Omnium primus Anellus,2 dux itineris, alios hortatus, per foramina parietum reptare atque ascendere cepit.

Et forte fortuna repperit operculum putei sine rapagulis atque lapidibus, quibus obstru i consueverat. Post bune strenue secutus Dyomedes Carrapha1 per eadem foramina subiit; dein 10 alius post alium certatim, omnibus quidem animus fere par; sed aqua caenoque atque armis praegraves, neque per forarnina neque per funeas schalas (funes enim baud satis extenti fluitabant), nisi maxima curo di.fficultate enitif., valebant, ut iam necesse esset, qui prius ascenderant 15 rursum descendere aegreque subeuntes manu sublevare, ad summumque totis viribus pertrahere.

Traduzione:

Essi, come era stato ordinato, calati attraverso il pozzo di San Giovanni a Carbonara nell’acquedotto, cominciarono a camminare tra le acque e il fango con scarsa luce, a volte avanzavano strisciando, sopportando il lavoro insolito con ironia, e dicendo ora di essere stati spinti in un cavallo di Troia, ora di dover combattere nelle acque come pesci. Infine, dopo aver percorso circa duecento passi, trovarono l’acquedotto sbarrato con ostacoli e grate di ferro, e sopra di esso un muro costruito con un’altezza di otto piedi e uno spessore altrettanto grande. Qui, mentre perdevano tempo a demolire il muro e a rompere gli ostacoli, il giorno ormai si avvicinava. Ma alla fine raggiunsero il pozzo di cui abbiamo parlato in precedenza. Per primo Aniello, guida del percorso, dopo aver incitato gli altri, cominciò a strisciare attraverso le aperture dei muri e a salire. E, per caso, trovò il coperchio del pozzo senza chiavistelli né pietre, con cui era solito essere bloccato. Subito dopo, Diomede Carafa lo seguì con determinazione e salì attraverso le stesse aperture; quindi, uno dopo l’altro, gli altri si arrampicarono con impegno. Tutti avevano quasi lo stesso coraggio, ma appesantiti dall’acqua, dal fango e dalle armi, non riuscivano a passare attraverso le aperture né a salire con le scale di corda (poiché le corde, non abbastanza tese, oscillavano) se non con grandissima difficoltà; fu quindi necessario che coloro che erano già saliti ridiscendessero e, con grande fatica, sollevassero con le mani quelli che salivano con difficoltà, e infine, con tutte le forze, li tirassero fino in cima.

Note:

Narrazione dell'episodio della presa di Napoli attraverso l'acquedotto della Bolla.

[1] "La chiesa di S. Giovanni a Carbonara, che si trova nei pressi di porta S. Gennaro, fu costruita , con l'annesso convento, a partire dal 1343 [...]. Tutta la zona attorno alla chiesa si trovava fuori delle mura ed una parte di essa era adibita per lo scarico dei rifiuti, mentre in un'altra zona si svolgevano le giostre. Solo nel 1489 gli Aragonesi racchiusero il quartiere di Carbonara nel cerchio delle mura. Dell'acquedotto della Bolla, sito nei pressi della chiesa, attraverso il quale passarono i soldati di Alfonso, si ha una descrizione quasi contemporanea" (ed. Resta, p. 81, n. 1).

[2] Aniello (o Anello) è il personaggio descritto come il muratore napoletano che aiutò Alfonso d'Aragona; fu lui a indicare la via segreta attraverso l'acquedotto per oltrepassare le mura di Napoli senza essere scoperti, permettendo così un'azione decisiva per l'assedio e la conquista della città.






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