Per cui, da quella parte in cui conveniva che entrasse, vengono abbattute le mura dalle fondamenta, in segno di maggiore sudditanza e reverenza, per incitarlo. Vengono nobili donne, accorrono fanciulle nubili, dalla cui grazia il furore dell’uomo viene placato; adornate di un manto nobilmente tessuto, cinte di una benda avvolta d’oro, su cui erano poste belle perle: è giusto decorare in maniera sublime la loro bellezza, più di quanto il sesso femminile ne abbia per natura. Dopo queste, cosa molto più bella a vedersi, seguiva una schiera di fanciulli nello splendore dell’età, che, coronati con fronde di olivo e innocenti, gridavano parole di pietà e perdono. Seguono poi i giudici del popolo e i magistrati, e, per ultimi, gli uomini dotti e onorati con le vesti scarlatte, che desideravano vedere quell’uomo supremo.
Dunque, la nave regia si avvicinò alle mura e ai limiti dell’insenatura, dove era stato costruito un ponte con apparato regale, e, avendolo raggiunto,
il pio re lo percorse con piede sicuro, e, entrando pacificamente entro i limiti della città, risplendette nel volto, nei gesti e nella continenza. Certamente rimasero stupite le persone, che, con le braccia piegate a croce, mostrarono, con supplice devozione, la loro sottomissione con il bacio del piede. Poi, con culto di immensa gioia, con tripudi e con festosi giochi il re, a cavallo, sotto una tenda dorata, è accompagnato, fino a che non entra nel palazzo reale. Viene già offerto da ogni parte il consenso all’illustre re, e i più potenti di tutto il regno, che erano venuti lì, raccolti con gioia, si piegano all’obbedienza, come a un nuovo re, e con giuramento di fedeltà, con voto fatto da tutti, quei cittadini prestano l’omaggio. E di nuovo, in quella stagione, ogni giorno si trascorre il tempo in continui sollazzi.