Scheda opera
Codice opera: DbN
Autore: Giovanni Pontano
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-pontano_(Dizionario-Biografico)/?search=PONTANO%2C%20Giovanni%2F
Edizione: Giovanni Gioviano Pontano, De bello Neapolitano, a cura di G. Germano, A. Iacono, F. Senatore, Firenze, SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2019 (Edizione Nazionale dei testi della storiografia umanistica, 13)
Periodo di composizione: 1494/95 - 1503
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Giuseppe Germano, Antonietta Iacono
Excerpta a cura di: Jessica Ottobre
Scheda testo
Riferimento bibliografico: I, 31.3-5, pp. 254-255
Data: 1460
Luogo: Napoli
Testo:

primum urbs ipsa, eo loci sita, ut praeter non multum campi, quod ab ortu solis muris adiacet, coetera omnia libera ab obsidione atque aperta relinquenda sint. Cum ab occasu atque a septentrione tantum montium interiaceat ac vallium, a meridie vero mare patens ac liberum, molesque adeo munita atque ad propulsandum instructa, ut tranquillo mari, longissimo ab continente tractu classem in ancoris stare necesse sit, futuram in summo discrimine, ubi etiam levior spirare aut auster coeperit aut boreas, quibus hic ipse sinus quam maxime est obnoxius. Movet deinde populi frequentia et Ispanus miles quam maxime Regi fidus et quod ea tum armorum est, tum equorum illic copia, ut brevi non exigua equitum manu comparata restituere exercitum Ferdinandus queat. Addam tot arces tam egregie munitas, quas qui civis aut peregrinus aspicit Rege praesertim praesente atque incolumi, quamvis magnum atque robustum habeat animum, quamvis factionis nostrae studiosus, abiiciet tamen illum obtorpescetque formidine [...] Regi contra et ad repugnandum et ad lacessendum urbs ipsa et arces et multorum etiam annorum Alfonsi apparatus cuncta suppeditent.

Traduzione:

La città è ubicata in una posizione tale che, fatta eccezione di una non grande pianura adiacente alle mura dal lato di levante, tutto il resto va lasciato libero dall’assedio e aperto. Poiché ad occidente e a settentrione si interpongono tanti monti e valli, a mezzogiorno poi c’è il mare aperto e libero e la roccaforte è così ben difesa e ben disposta per respingere gli attacchi, che quando il mare è tranquillo, la nostra flotta deve essere ancorata a grandissima distanza dalla terraferma, mentre è destinata a trovarsi in grandissimo pericolo, nel caso in cui cominci a spirare un soffio di scirocco o di tramontana, venti a cui questo golfo è particolarmente esposto. Mi spinge a pensarla così poi la densità della popolazione, la presenza di soldati spagnoli fedelissimi al re, ed il fatto che lì c’è una tale abbondanza di armi e di cavalli che, preparatosi in breve tempo un non piccolo manipolo di cavalieri, Ferrante sarebbe in grado di rimettere in piedi un esercito. Aggiungerò tante rocche così egregiamente fortificate, che chi, cittadino o straniero, le veda specialmente quando il re è presente ed incolume, per quanto fornito di grande e solido coraggio, per quanto favorevole alla nostra fazione, rimarrà avvilito e gli gelerà il sangue per la paura [...] Al re invece sia per respingerci che per attaccarci forniscono tutti i mezzi la città stessa, le rocche, nonché i preparativi pluriennali di Alfonso1.

Note:

1 La descrizione è parte del discorso di Giovanni Antonio Orsini, il quale riconosce l’importanza strategica della città e ne elenca i punti di forza: cfr. DbN, n. 214, p. 254.









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