Scheda opera
Codice opera: HAprl
Autore: Gaspare Pellegrino
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/gaspare-pellegrino_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Gaspar Pelegrì, Historiarum Alphonsi primi regis libri X, a cura di Fulvio Delle Donne, Roma, Istituto storico italiano per il medio evo, 2021
Periodo di composizione: 1442ca-1443ca
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Fulvio Delle Donne
Excerpta a cura di: Giovanni De Vita
Scheda testo
Riferimento bibliografico: VI 31-36
Data: 1434
Luogo: Palermo
Testo:

Post ubi insequente fortuna, de more cuius est mundum involvere sepe, gravi infirmitate rex Iohannes oppressus est. Quapropter licuit hac districta minime exequi conclusum, adeo supersedente dure infirmitatis evo conturbantur animis fratres atque circa curacionis modum sollicitantur ac cuncta alia postponunt absque speciali devocione laboris. Et si spe dissimularet Alfonsus rex tristiciam, quam intrinsece deferebat, premit cunctos metuentes illum discedere minime posse ob febrem, quam vix natura tollerare poterat. Haud rursus medicis ambiguum erat pronosticum iudicium crisis future. Testor Deum et numina, territus unquam desperavi, previdens excellenciam sue virtutis, licet aliquibus titubantibus sociis mens pronostica turbatur. Postea vero termino quadraginta dierum morbi fixi elapso, Deus, qui solus sanat langores, regi egroto valitudinem restituit, eo quo sua verita disposicione ac convalescencia reductus, qua dudum extenuatus fuerat, haud secus et longo tempore tarde reverti contingit.

Traduzione:

Poi, mutata la fortuna, il cui costume è quello di stravolgere spesso il mondo, il re Giovanni fu colpito da una grave malattia. Per cui, a causa di questo sfortunato evento, non fu possibile dare esecuzione alle cose decise, tanto che, perdurando il tempo della dura malattia, si turbarono i fratelli negli animi, preoccupati circa il modo della cura, e posposero tutte le altre cose senza particolare preoccupazione di affaticarsi. E se pur nella speranza il re Alfonso mostrava la tristezza che portava dentro, nondimeno incoraggiava tutti coloro che temevano che quello potesse morire per una febbre, che la natura a stento poteva sopportare. Non diversamente era incerto nei medici il giudizio pronostico sull’esito futuro. Chiamo a testimoni Dio e i numi, che giammai atterrito disperai, conoscendo l’eccellenza della sua virtù, nonostante ad alcuni colleghi la mente pronostica fosse turbata. 

Poi, invero, trascorso il tempo di quaranta giorni di malattia continua, Dio, che solo sana le malattie, restituì la salute al re malato, così che, ricondotto alla sua riverita disposizione e convalescenza dalla malattia, dalla quale era stato a lungo estenuato, nondimeno e in lungo tempo toccò che si riprendesse lentamente. 

Note:


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