Scheda opera
Codice opera: HAprl
Autore: Gaspare Pellegrino
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/gaspare-pellegrino_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Gaspar Pelegrì, Historiarum Alphonsi primi regis libri X, a cura di Fulvio Delle Donne, Roma, Istituto storico italiano per il medio evo, 2021
Periodo di composizione: 1442ca-1443ca
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Fulvio Delle Donne
Excerpta a cura di: Giovanni De Vita
Scheda testo
Riferimento bibliografico: V 104-111
Data: 1432-1433
Luogo: Ischia
Testo:

Nuperrime autem maior cladis eo convenerat. Ciclo victu carente, quippe cum illa insula inermis gentibus esset orbata, fluctuante equoris procella navigia alimentis libere <non> poterant transfretare; quibus deficientibus esu egestas inopiaque aderant, quinimmo usque ad regem ciborum defectus erat. Quid magis pium historiographis gestum dici contingit in viro potenti? Sane cum tantum validaret naufragium, cum carnibus salitis ac grosso pane vesceretur, egenis egrotis rege exuriente tradebatur victus. Summus autem seculorum Opifex – cessante procella, tempore tranquillo passim in magna copia semina creverunt, ac sanis et egris ex affluencia rerum queque necessaria vite erant – constituit rerum Actor: quapropter signum federis positum inter Deum et hominem. Depulsis angustiis restituta est valitudo obsequentibus christianis, quibus timor Dei suis cordibus exuberavit humilitatis virtutem. Insuper ver gratum florigerumque frondes et gramina, florentem
citisum pullulaverat atque violas herbasque musco redolentes. Ac rursus Ceres panderat molles lenire spicas ac zefiris placidis equor domatur tranquillum, quapropter fame obsorta opima alimenta que paulo ante diximus etere recreverant.

Traduzione:

Immediatamente, tuttavia, una maggiore devastazione sopravvenne. Non avendo la stagione prodotto vitto, poiché quell’isola16 inerme era
rimasta priva di uomini, ed essendoci una tempesta di mare, le navi non potevano liberamente navigare per portare alimenti; ed essendo privi di cibo, si diffondevano mancanza e privazione, tanto che c’era penuria di cibo addirittura per il re. Quale gesto può essere detto di più pietoso da uno storiografo per un uomo potente? Mentre infuriava tanto grande naufragio, mentre ci si cibava con carne salata e pane grosso, ai poveri ammalati veniva dato il cibo dal re affamato. Il sommo Artefice dei tempi – finita la tempesta, col cielo sereno crebbero dappertutto i semi in grande quantità, e con l’abbondanza per i sani e per gli ammalati c’erano tutte le cose necessarie alla vita – il Creatore diede il
segno della pace tra Dio e uomo. Eliminate le sofferenze, fu restituita la salute ai cristiani ossequiosi, nei quali il timore di Dio fece traboccare i cuori con la virtù dell’umiltà. La gradita e fiorita primavera, inoltre, aveva fatto germogliare le fronde e le piante e il rigoglioso citiso, e le viole e le erbe profumate di musco. E di nuovo Cerere aveva permesso alle flessibili spighe di crescere, e coi piacevoli zefiri le distese tranquille vengono domate, per cui, placata la fame, gli abbondanti alimenti che prima abbiamo detto erano ricresciuti all’aria.

Note:



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