Scheda opera
Codice opera: HAprl
Autore: Gaspare Pellegrino
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/gaspare-pellegrino_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Gaspar Pelegrì, Historiarum Alphonsi primi regis libri X, a cura di Fulvio Delle Donne, Roma, Istituto storico italiano per il medio evo, 2021
Periodo di composizione: 1442ca-1443ca
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Fulvio Delle Donne
Excerpta a cura di: Giovanni De Vita
Scheda testo
Riferimento bibliografico: V 15-23
Data: 1432
Luogo: Isola di Vulcano
Testo:

Ibi autem varia de mirabilibus orbis limina speculantur antiqui; ac qui describitur prius – didici a poetis fornax – sic oculis suorumque sociorum ille est conspectus. Tum nonnulli philosophantes metodum variam dicunt, que potius vereri liquet quam confiteri. Supplices autem patres bibie circumscripti illud paralogizant etenim os Ethne fore, teste Gregorio, Theodorici regis exemplo super Boecio, cui dabatur quodammodo sceleribus pati tormentum. Veritas tamen causative nature, credito archiphilosopho Aristotile, ab agente produci patiente disposito, quo activatur illa perturbacio vasta; utique mons ille specie sublimis est ac scopulis sulfureis sui ex minera compositus, ponti circumdatur amnibus, ob que nimbi plurimi generantur, qui, labentes per cavernulas seu meatus terre, in angustis recluduntur cuniculis. Eoque ex nimia flatuum discordia depressi exagitantur atque subitus sequitur fragor stridorque, impetu quorum flabellantibus his subtus voraginem collucet arduus ignis, generacione cuius ac calescente illa massa tantam violenciam expumant nimbis. Quippe, carente exitu, impetu flamme aqueum humidum dissolventis, magis sulfur incenditur rursus et volitando hinc et inde os angustum voraginis inquiritur. Tum vero exagitatione ventorum, reperto poro arto, sequitur impulsio per angustas fauces, ideoque timoratis tonitruis celum videtur percuti; que tantum horrenda sunt, uti non solum equora tremunt, sed a longe plus quam loca vicina mentesque humane contremescunt. Fatigat autem fuligo nubea, que expelliturquod non solum lumina Phebi, sed eciam a femineo sexu insule Lipari illius montis vicine defedando lumina vultus palpebrarum subversio indecora universaliter causatur. Hec est sentencia loci.

Traduzione:

Gli antichi videro variamente, in quei luoghi, i confini del mondo, tra quelli più meravigliosi; e la porta che, come ho appreso dai poeti, viene descritta come la prima, la fornace, così è vista anche dagli occhi dei suoi compagni. Alcuni filosofi avanzano varie ipotesi, dalle quali è meglio guardarsi piuttosto che fidarsi. I supplici padri, poggiando sul testo della bibbia, infatti dicono che quella sia una bocca dell’Etna, secondo la testimonianza di Gregorio, che, a proposito di Boezio, porta l’esempio del re Teodorico a cui, in qualche modo, fu dato di subire il supplizio per le sue scelleratezze. La verità, tuttavia, connessa con la natura causativa, dando credito al maestro dei filosofi Aristotele, è che quella grande perturbazione è creata dalla disposizione paziente a essere prodotta dall’elemento agente; e siccome quel monte, alto a vedersi, è composto dalle rocce sulfuree che contiene nelle sue viscere, ed è circondato dai flutti del mare, sono generati per questi motivi molti nembi, che scorrendo per caverne e antri della terra si nascondono in angusti cunicoli. Lì, i vapori, compressi dall’estrema discordia, si agitano, producendo un improvviso fragore e stridore, e, soffiando con impeto, fanno sì che un grande fuoco risplenda dal di sotto della voragine, nella cui generazione, riscaldandosi quella massa, essi spumano in nembi con molta violenza. Privati dell’uscita, con l’impeto della fiamma che dissolve l’umido dell’acqua, maggiormente si brucia lo zolfo, e volando di qua e di là esso cerca l’angusta bocca della voragine. Allora, invero, per l’agitarsi dei venti, trovato un piccolo meato, segue una violenta spinta per le
anguste fauci, e perciò con terribili tuoni il cielo sembra essere percosso; i quali sono tanto orrendi che non solo i mari sono scossi, ma anche i luoghi lontani, oltre ai vicini, e le menti umane tremano. Si addensa poi una nube fuligginosa, che viene espulsa; per cui non solo è velata la vista del sole, ma anche, nelle donne dell’isola di Lipari, vicina a quel monte, il cui sguardo è offuscato, si genera solitamente una sgradevole irritazione delle palpebre.1 Questo è quanto si ritiene riguardo al luogo. 

Note:

Digressione sulla natura dei vulcani.

[1] «Il passo è abbastanza oscuro. Nella traduzione viene data un’interpretazione possibile, ma può anche darsi che si faccia riferimento al nume lunare di Diana, sorella di Febo; oppure che la chiusura forzata degli occhi causata dalla fuliggine appaia all’autore un gesto femmineo» (F. Delle Donne, ed. cit., p. 177).




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