Si trova in un luogo separato, non lontano da Napoli, un’isola: il suo nome è Ischia, ricca e fertile di ogni cosa e di cereali, massimamente feconda di campi, ricca di risorse e asperrima in guerra. Qui il dio Bacco nella stagione fertile suole portare alle genti i suoi graditi doni. Essa fu sempre felice e non fu mai toccata da empia mano. E qui si staglia in tale aspetto: luogo in qualche modo sereno e creato a somiglianza della primavera, per la cui forza gli animi rimangono ammirati, tanta è l’asprezza del luogo. Inoltre, a guardare l’isola, non più lontano di uno stadio si erge alto sul mare un monte, che tocca le stelle, dove c’è un ponte che arriva fino a riva e oltre, dove si offre un accesso per coloro che vi arrivano con buone intenzioni: qui il mare concede alle triremi un porto assai protetto dall’alta vetta del monte della città, grande specchio d’acqua che viene dal mare aperto. Non teme i soldati o le armi d’assedio, a meno che non lo eguagli l’altezza delle navi. Che altro?
Superato quel ponte, tocca passare per una strada aperta: pensate che sia facile l’ingresso alla città? Bisogna passare per gole tortuose e stretti sentieri quasi salendo per una scala. E così l’affaticato soldato, tenendo un piede in basso e l’altro in alto, a stento può salire per rotte rocce e, se crede di trovare, in tanta ferocia, una via in mezzo ai flutti, di nuovo, a maggiore protezione, due porte doppie, prima che si possa giungere all’ingresso della città, precludono l’accesso, per la qual cosa a nessun uomo è permesso entrare con la forza nella città che si protende innanzi. Oltre a questa difficoltà, ce n’è un’altra che consiste nella somma altezza, poiché è protetta nelle mura, nelle torri e nel vallo
da tale potenza che, quasi come un’aquila, con occhio torvo e attento, guarda il suolo dalle alte nubi. E così Ischia, superba e non timorosa, si erge isolata. Altra cosa temibile, da cui la pavida mente è atterrita ulteriormente, è la vista del mare, per il fatto che, infrangendosi variamente sulla rupe, col suo fragore affatica non solo i luoghi vicini, ma anche i lontani, e, cosa che esaspera maggiormente i soldati, è l’altezza della città che si erge nella sommità del cielo, e genera disperazione in coloro che la vogliono espugnare.