Scheda opera
Codice opera: HAprl
Autore: Gaspare Pellegrino
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/gaspare-pellegrino_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Gaspar Pelegrì, Historiarum Alphonsi primi regis libri X, a cura di Fulvio Delle Donne, Roma, Istituto storico italiano per il medio evo, 2021
Periodo di composizione: 1442ca-1443ca
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Fulvio Delle Donne
Excerpta a cura di: Giovanni De Vita
Scheda testo
Riferimento bibliografico: II 234-245
Data: 1423
Luogo: Ischia
Testo:

Est in secessu non longo ab urbe Neapolis insula quedam: nomen quidem Iscla est, opima et fertilis rebus omnibus ac cerealibus, arvis maxime fecunda, dives opum multumque asperrima bellis. Hic deus Baccus fertili anno sua munera grata gentibus contulit. Que semper olim felix haud ulla equidem impia manu tacta fuit. Hicque tali specie figuratur: quemadmodum ortus placitus in similitudinem veris productus, ad robur cuius mirantur animi, tanta est asperitas loci. Ceterum e conspectu insule non procul stadio salo mons excelsus eminet, astra petens, ubi molis nexum habet, et usque ad ripam pene trans ibi finit, quo ad aditus constituitur intrantibus honeste: hic autem mare portum efficit potissime triremibus tutum rursus summo culmine montis civitatis, ingens ab alto fluctuat equor. Non timet militem, haud bellica tormenta, ni fastigium navis altum equetur. Quid autem? Mole transacta, contingit peragrare iter apertum: creditis sit facilis introitus urbi? Sane per tortuosas fauces arctasque semitas in gradum scalarum similem oportet impellere passum. Sicque laboriosus armatus saltem in uno pede depresso alteroque elevato per fractos scopulos vix potest conscendere sursum et, si via inter fluctus tanta ferocitate speculetur, rursus pro maiori tutela bina hostia duo suis spaciis, antequam ad postes urbis contigerit applicari, limen precludunt eo, quo obiecto ullo viventi nequitur vi in urbem pretensam penetrare posse. Preter hanc igitur difficultatem, haud minor alia erat vertice summo, quoniam in menibus, turribus ac vallo urbs tanto robore munita est, quinimmo autem veluti aquila oculo torvo crebro e nubibus altis gramineum perlustrat. Itaque superbiens Iscla nec timorata undique avertit. Aliud autem dubitabile, ubi mens pavida potius terretur, est prospectus maris, quo, per varias percussiones in rupe perruptum, sono repercusso non solum vicina, sed plus quam vicina loca fatigat, ac, id quod magis militem exasperat, est oppidum eminens vertice celi, propter quod iniecit desperacio illud volentibus propugnare. Que omnia in id ipsum maiori repugnancia asperitateque consistunt, quam verbo scriptoque extimari possint.

Traduzione:

Si trova in un luogo separato, non lontano da Napoli, un’isola: il suo nome è Ischia, ricca e fertile di ogni cosa e di cereali, massimamente feconda di campi, ricca di risorse e asperrima in guerra. Qui il dio Bacco nella stagione fertile suole portare alle genti i suoi graditi doni. Essa fu sempre felice e non fu mai toccata da empia mano. E qui si staglia in tale aspetto: luogo in qualche modo sereno e creato a somiglianza della primavera, per la cui forza gli animi rimangono ammirati, tanta è l’asprezza del luogo. Inoltre, a guardare l’isola, non più lontano di uno stadio si erge alto sul mare un monte, che tocca le stelle, dove c’è un ponte che arriva fino a riva e oltre, dove si offre un accesso per coloro che vi arrivano con buone intenzioni: qui il mare concede alle triremi un porto assai protetto dall’alta vetta del monte della città, grande specchio d’acqua che viene dal mare aperto. Non teme i soldati o le armi d’assedio, a meno che non lo eguagli l’altezza delle navi. Che altro?
Superato quel ponte, tocca passare per una strada aperta: pensate che sia facile l’ingresso alla città? Bisogna passare per gole tortuose e stretti sentieri quasi salendo per una scala. E così l’affaticato soldato, tenendo un piede in basso e l’altro in alto, a stento può salire per rotte rocce e, se crede di trovare, in tanta ferocia, una via in mezzo ai flutti, di nuovo, a maggiore protezione, due porte doppie, prima che si possa giungere all’ingresso della città, precludono l’accesso, per la qual cosa a nessun uomo è permesso entrare con la forza nella città che si protende innanzi. Oltre a questa difficoltà, ce n’è un’altra che consiste nella somma altezza, poiché è protetta nelle mura, nelle torri e nel vallo
da tale potenza che, quasi come un’aquila, con occhio torvo e attento, guarda il suolo dalle alte nubi. E così Ischia, superba e non timorosa, si erge isolata. Altra cosa temibile, da cui la pavida mente è atterrita ulteriormente, è la vista del mare, per il fatto che, infrangendosi variamente sulla rupe, col suo fragore affatica non solo i luoghi vicini, ma anche i lontani, e, cosa che esaspera maggiormente i soldati, è l’altezza della città che si erge nella sommità del cielo, e genera disperazione in coloro che la vogliono espugnare. 

Note:





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