Scheda opera
Codice opera: Cd
Autore: Antonio De Ferrariis Galateo
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/antonio-de-ferrariis_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Antonio de Ferrariis Galateo, Callipolis decriptio, in Le Lettere, a c. di A. Pallara, Lecce, Conte, 1996, pp. 79-116
Periodo di composizione: 1513
Genere letterario: Epistolografia
Traduzione a cura di: A. Pallara
Excerpta a cura di: Sara Crea
Scheda testo
Riferimento bibliografico: Cd, pp. 85-86, 105
Data: 1513
Luogo: Gallipoli
Testo:

Nulla urbs quam ego noverim aptior est beato ocio siquis eo frui scire aut posset. Nulla tranquillitati vitae, nulla aptior viris emeritae militiae, quorum hic non parvus est numerus; nulla litterarum studiosis, nulla aptior iis, qui negociorum curas et molestias fugiunt. Videtur enim haec urbs vere ad ocia nata, ut olim ista nostra. Nunc vero, tota negotiis dedita, ex ociosissima rerum vicissitudine facta est negociosissima. Hic nulla sunt negocia praeter domestica, et ea non satis magna: nulli tumultus, praeter maris et ventorum, et "... juvat immites ventos audire cubantem"1, sed non urbem perambulantem. Nullae hic rhedae, nulli currus, qui angustias viarum impediant, nullae seditiones, nullae rixae, aut rarae; nullae salutationes, nulla superba potentiorum limina, non nimiae delitiae, non divitiae, bonorum morum corruptrices et vitiorum alumnae. Hic ex aequo vivitur. Hic paene est illa tantopere et tamdiu depicta, expetita et optata, nec dum inventa ισονομία, hoc est geometrica illa aequalitas diis atque hominibus, praeter paucos, grata, ut ait Plato2: excessus enim contra et diis et hominibus invisus est. Hic est imago et umbra quaedam illius civitatis sanctae, quae in caelo est eritque, quae de caelo in terras nondum descendit: illius reipublicae, quam sapientes, ut et sapientem et bonum virum, sic animo et verbis, non digito monstraverunt. 

Traduzione:

Nessuna città, almeno di quelle che conosco, è maggiormente fatta per l'ozio, che renderebbe felici, se qualcuno sapesse o potesse goderne, nessuna è più conveniente alla tranquillità della vita, nessuna maggiormente si addice a coloro che nella vita hanno ormai compiuto la propria parte (e di costoro qui non ce ne sono pochi), nessuna più si confà ai letterati e a coloro che maggiormente rifuggono dalle preoccupazioni e dai fastidi della vita piena di impegni. Gallipoli sembra fatta veramente per il riposo com'era una volta codesta nostra città che ora, invece, tutta dedita ai traffici, da città fatta per il riposo, è divenuta intensamente indaffarata per mutare di eventi. Qui al contrario non ci sono impegni di sorta, ad eccezione di quelli domestici, e anch'essi non molto gravosi, né c'è altro fragore se non quello del mare e dei venti, ma "è piacevole udire i venti furiosi quando si è a letto", non quando si è costretti ad andare in giro per la città. Qui non ci sono carrozze né carri che ingombrino i vicoletti, non ci sono tumulti, non ci sono risse se non raramente, non visite di riguardo, non superbe anticamere di potenti, non raffinati piaceri, non ricchezze che corrompano i buoni costumi e alimentino i vizi. Qui si vive in condizioni di parità, qui c'è quasi quella "isonomia" tanto e per tanto tempo vagheggiata, ricercata, agognata e non ancora trovata, cioè quella uguaglianza che è gradita (come dice Platone) a Dio e agli uomini - ad eccezione di pochi: ogni eccesso, al contrario, è inviso sia agli uomini sia a Dio. Qui c'è un'immagine e per così dire un barlume della santa città, che è e sarà sempre in cielo, che dal cielo non è mai scesa in terra: di quello stato che i filosofi non poterono indicare col dito, ma solo con la parola e l'animo, allo stesso modo come indicarono qual è l'uomo buono e saggio. 

Note:

1 Tib., I, 1, 45. 

2 Pl., Leg., VI, 757. 





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