A così grande fede e probità degli uomini corrisponde altrettanta sobrietà da parte delle donne, che sono quasi tutte astemie e inoltre linde, attive, dedite ai lavori domestici, diligenti massaie, pudiche, rispettose verso i loro mariti. Nei giorni di festa non se ne vanno in giro per la città, se non raramente, né si recano nei campi che posseggono fuori le mura, ma se ne stanno appartate in casa; negli altri giorni lavorano il lino e la lana. L'avvenenza delle fanciulle è dono di natura, non effetto di artifici o di eccessive cure. Hanno aspetto piacevolissimo, bello il volto, sorridente, bruno e pieno di grazia, corpo minuto, ma resistente alle fatiche, parlano con voce soave, lentamente e con arguzia. Neri hanno i capelli e gli occhi che sono penetranti, splendidi e ardenti. Posseggono non so che di andaluso o di tripolitano (cioè del territorio di Leptis) e mi ricordano le parole di Teocrito: "graziosa è Bombica" che spesso sono sulla bocca del nostro Azio e il verso di Marziale: "Per me sono favoriti i fichi forti e asprigni di Chio". Tali ritengo che furono le fanciulle spartane, se non che queste solevano andare a cacciare per monti e per boschi e stare in compagnia degli uomini, mentre quelle non escono mai dalla città che ha una sola porta e una sola via d'accesso. Prima di sposarsi non ardiscono non solamente rivolgere la parola agli uomini, ma neppure guardarli. Non frequentano palestre, ma come le loro madri lavorano il lino e la lana. Nessuno le ha mai viste alla finestra, nessuno le ha mai sorprese in un atteggiamento, in un gesto, in uno sguardo frivolo o sconveniente: sin da piccole cominciano ad occuparsi delle faccende domestiche. Sono date in spose, quando sono ancora tenere ragazzine, contrariamente a quanto prescrivono, però, Platone ed Aristotele. Non ce n'è quasi nessuna che non sia già sposata all'età di dodici o tredici anni. Le donne inoltre, mi sia consentito di dirlo con buona pace di Poderico4, sono valorose come i loro uomini, il che è raro e forse non si rinviene in altra contrada d'Italia, ma è peculiare delle donne di Sparta, donde ritengo originari gli abitanti di Gallipoli e di alcuni paesi vicini. Quando la città fu assalita, la maggior parte di esse, poiché quasi tutti gli uomini erano sfiniti o feriti o morti, salì coraggiosamente sulle mura e per qualche tempo resistette agli attacchi dei nemici, finché, concentratesi da ogni parte navi da guerra e da trasporto con una infinità di soldati, innumerevoli mezzi bellici e varie specie di artiglieria, molte furono ferite e catturate e parecchie caddero combattendo valorosamente. E perciò, non a torto mi pare, quando il discorso cade su questo avvenimento io di solito sostengo che gli abitanti di Gallipoli - come pure quelli di Otranto - furono non vinti, ma sopraffatti dalle soverchianti forze nemiche.