Scheda opera
Codice opera: Cd
Autore: Antonio De Ferrariis Galateo
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/antonio-de-ferrariis_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Antonio de Ferrariis Galateo, Callipolis decriptio, in Le Lettere, a c. di A. Pallara, Lecce, Conte, 1996, pp. 79-116
Periodo di composizione: 1513
Genere letterario: Epistolografia
Traduzione a cura di: A. Pallara
Excerpta a cura di: Sara Crea
Scheda testo
Riferimento bibliografico: Cd, pp. 83-84, 102-103
Data: 1513
Luogo: Gallipoli
Testo:

Tantam virorum fidem et probitatem aequant matronarum temperantia (fere omnes abstemiae sunt), mundicies, industria, domestici labores, cura et diligentia rei familiaris, pudicitia et erga viros obsequium. Festis diebus non per urbem nisi raro, non per agros quos longe ab urbe habent vagantur, sed domi latitant; ceteris vero diebus lanam linumque faciunt. Puellarum decor quidam natura, non arte, et nimio cultu comparatus; aspectus gratissimus, facies formosae, hilares, fusculae et venustae, corpora pusilla et valida; sermo dulcis, rarus et lepidus; comae et ocelli nigricantes, acres et nitidi et flammantes. Habent nescio quid betycum aut tripolitanum (hoc est leptitatum) et illud Theocriti1, quod sapere est in ore Actii nostri: “Βομβύκα χαρίεσσα”, et illud: 'At mihi, quae didicit pungere, Chia sapit'2. Tales fuisse puto spartanas virgines, nisi quod illae per montes et nemora vagari et venari et cum viris congredi solebanr: hae urbem monopylam et monobasiam nunquam egrediuntur. Viros priusquam nupserint non modo alloqui, ne aspicere quidem audent; nec palestrae indulgent, sed ut matres lanam linumque faciunt. Nemo illas in fenestra conspexit; nemo illas in vano et inhonesto aut gestu aut nutu aut intuitu deprehendit, sed adhuc puellulae rem familiarem tractare incipiunt. Dantur nuptui, quamvis non secundum Platonis et Aristotelis3 instituta, virgunculae et tenellae: nullam fere innuptam invenies ad duodecimum aetatis annum aut tertiumdecimum. Et si pace Puderici nostri dicere possem, quod est rarum aut fortasse ignotum in Italia, sed vere laconicum, unde profectos Callipolitanos et quosdam finitimos puto, mulieres virorum suorum strenuitatem imitantur. In expugnatione urbis pleraeque mulieres, defessis aut vulneratis aut interfectis fere omnibus viris, muros fortiter conscenderunt et aliquamdiu hostium impetum substinuerunt donec confluentibus undique triremibus onerariis et rostratis navibus cum ingenti bellatorum multitudine et innumeris machinis et variis tormentorum generibus, multae vulneratae captae sunt, nonnullae strenue pugnantes ceciderunt. Unde non ab re, cum de ea re incidit sermo, dicere saepe soleo Callipolitanos et Hydruntinos non victos fuisse, sed a multitudine hostium superatos. 

Traduzione:

A così grande fede e probità degli uomini corrisponde altrettanta sobrietà da parte delle donne, che sono quasi tutte astemie e inoltre linde, attive, dedite ai lavori domestici, diligenti massaie, pudiche, rispettose verso i loro mariti. Nei giorni di festa non se ne vanno in giro per la città, se non raramente, né si recano nei campi che posseggono fuori le mura, ma se ne stanno appartate in casa; negli altri giorni lavorano il lino e la lana. L'avvenenza delle fanciulle è dono di natura, non effetto di artifici o di eccessive cure. Hanno aspetto piacevolissimo, bello il volto, sorridente, bruno e pieno di grazia, corpo minuto, ma resistente alle fatiche, parlano con voce soave, lentamente e con arguzia. Neri hanno i capelli e gli occhi che sono penetranti, splendidi e ardenti. Posseggono non so che di andaluso o di tripolitano (cioè del territorio di Leptis) e mi ricordano le parole di Teocrito: "graziosa è Bombica" che spesso sono sulla bocca del nostro Azio e il verso di Marziale: "Per me sono favoriti i fichi forti e asprigni di Chio". Tali ritengo che furono le fanciulle spartane, se non che queste solevano andare a cacciare per monti e per boschi e stare in compagnia degli uomini, mentre quelle non escono mai dalla città che ha una sola porta e una sola via d'accesso. Prima di sposarsi non ardiscono non solamente rivolgere la parola agli uomini, ma neppure guardarli. Non frequentano palestre, ma come le loro madri lavorano il lino e la lana. Nessuno le ha mai viste alla finestra, nessuno le ha mai sorprese in un atteggiamento, in un gesto, in uno sguardo frivolo o sconveniente: sin da piccole cominciano ad occuparsi delle faccende domestiche. Sono date in spose, quando sono ancora tenere ragazzine, contrariamente a quanto prescrivono, però, Platone ed Aristotele. Non ce n'è quasi nessuna che non sia già sposata all'età di dodici o tredici anni. Le donne inoltre, mi sia consentito di dirlo con buona pace di Poderico4, sono valorose come i loro uomini, il che è raro e forse non si rinviene in altra contrada d'Italia, ma è peculiare delle donne di Sparta, donde ritengo originari gli abitanti di Gallipoli e di alcuni paesi vicini. Quando la città fu assalita, la maggior parte di esse, poiché quasi tutti gli uomini erano sfiniti o feriti o morti, salì coraggiosamente sulle mura e per qualche tempo resistette agli attacchi dei nemici, finché, concentratesi da ogni parte navi da guerra e da trasporto con una infinità di soldati, innumerevoli mezzi bellici e varie specie di artiglieria, molte furono ferite e catturate e parecchie caddero combattendo valorosamente. E perciò, non a torto mi pare, quando il discorso cade su questo avvenimento io di solito sostengo che gli abitanti di Gallipoli - come pure quelli di Otranto - furono non vinti, ma sopraffatti dalle soverchianti forze nemiche. 

Note:

1 Teocrito, Idilli, X, 26. 

2 Mart. VII, 25. 

3 Pl., Leggi, VI, 23, 785 e Arist., Pol., VII, 16, 1335a. 

4 Federico Poderico, membro dell'accademia pontaniana e amico di Galateo. 

 






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