Scheda opera
Codice opera: HAprl
Autore: Gaspare Pellegrino
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/gaspare-pellegrino_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Gaspar Pelegrì, Historiarum Alphonsi primi regis libri X, a cura di Fulvio Delle Donne, Roma, Istituto storico italiano per il medio evo, 2021
Periodo di composizione: 1442ca-1443ca
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Fulvio Delle Donne
Excerpta a cura di: Giovanni De Vita
Scheda testo
Riferimento bibliografico: II 149-150 e 160-163
Data: 1423
Luogo: Napoli
Testo:

Actingit hora adepta malis, qua cum tantis viribus bene compositi agitarentur ad muros turresque et delubra celeres eriguntur scale, quibus prosilientibus iam misera civitas capitur simul ferro et igne vastatur. Post ubi dum intus irrumpunt, Ethna orribili dee ferales rogum insufflantes, illa incendio datur, ob quod edes penatumque camaras magnaque penetralia subtergerunt et si quid restitit atra caligine supremo fumat.

Tota civitas certatim sanguine civium est polluta. Hic vero non prosunt artes que solent prodesse militibus nuper; haud iuvant presidii iure que imperant leges; haud sacerdotii diadema vel palea vestis, immo cuique dimicanti equo partitur pena. Iamque flammigeri per varios collucent ignes et quicquid obviatur fit pabulum igni et est causa ruine. Deiecta est tota civitas, exuvie cuius feroci rapiuntur milite; illa passim in brevi altis est conversa cineribus atque profugiunt aquarum nimphe sacros imponere amnes.

Traduzione:

Scocca l’ora dei mali, nella quale, muovendosi quelli, ben ordinati, nel loro vigore, erigono celermente le scale per salire sulle mura, sulle torri e sugli alti tetti, scalando le quali la misera città è presa e contemporaneamente è messa a ferro e fuoco. Dopo che irrompono all’interno, mentre le ferali dee attizzano il fuoco dell’orribile Etna, la città è data alle fiamme, per cui mettono sottosopra le case, le camere dei penati, i grandi penetrali, e se qualcosa resiste fuma altamente con nera caligine.

Tutta la città, a gara, è bruttata dal sangue dei cittadini. Qui, invero, non servono le arti che fino ad ora sono state solite servire ai soldati; non giovano le leggi che comandano con il diritto di difesa; non giovano il diadema del sacerdozio o il pallio della veste sacra, anzi a ciascun combattente è data uguale pena. E già i portatori di fiamme appiccano vari fuochi e tutto ciò che si incontra diventa esca per il fuoco ed è causa di rovina. Tutta la città è abbattuta, e le sue cose esimie vengono prese dal feroce soldato; essa, in breve, è ridotta in alte ceneri e le ninfe rifuggono dal portare le loro sacre acque. 

Note:

Incendi e devastazioni durante la battaglia del 10 giugno 1423 tra aragonesi e napoletani



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