Scheda opera
Codice opera: RgArl
Autore: Bartolomeo Facio
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/bartolomeo-facio_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Bartolomeo Facio, Rerum gestarum Alfonsi regis libri, a cura di D. Pietragalla, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2004
Periodo di composizione: 1448-1455
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Daniela Pietragalla
Excerpta a cura di: Giovanni De Vita
Scheda testo
Riferimento bibliografico: X 92-95
Data: 1453
Luogo: Arce, Fontana Liri, Vada
Testo:

Coeterum proxima nocte, quasi manifesto inhibente Deo transitum quem et vates quidam sibi exitiabilem futurum monuerat, repentinus quidam dolor crus eius dextrum invasit cuius vis tanta fuit ut moveri inde non posset. Quinto abinde die continuato dolore nihilominus deliberaverat, lectica delatus, iter ingredi atque amnem traiicere. Coeterum cum ad vehementer cruris dolorem et febris accessisset consilium mutare suadentibus medicis coactus, Fontanam, castellum iis locis proximum, lectica se deportari curavit. Ibi cum pharmacum sumpsisset curandae valetudinis causa, ex subita humorum commotione inter suorum manus collapsus, creditus est e vita discessisse. Quae res continuo in vulgus edita popularium animos mirum in modum perculit. Physicorum deinde fomentis ad se reversus, dum se propediem convaliturum sperat, equitatum ne mitteret aliquot adhuc diebus se continuit, sed, praeter opinionem omnium, ingravescente in dies morbo, postulante Ferdinando partem equitatus confestim ad se mitti […] Inicum Ghevaram cum mille equitibus eo proficisci quamprimum praecepit. Coeterum antequam in castra pervenire potuerit, Vada turre ac munimentis eversis […] capta et in hostium potestatem redacta est […]. Cum autem regi ulcus inuri oporteret, nec aliter physicis sanari posse videretur essentque qui suaderent ei propter doloris impatientiam cohibendas manus, vetuit perpessurum se omnia affirmans quae medici iuberent. Atque ita interritus urentem spectare sustinuit. […] Rex deinde percurato ulcere in magna salutantium et congratulantium turba Neapolim rediit.

Traduzione:

La notte seguente, però, come se palesemente Dio ostacolasse il passaggio che alcuni veggenti avevano profetizzato essere fatale, lo colpì un dolore alla gamba destra così violento da impedirgli di muoversi. Cinque giorni dopo, benché il dolore continuasse, egli aveva deciso di intraprendere la marcia e passare il fiume trasportato su una lettiga, ma quando al dolore lancinante alla gamba si aggiunge la febbre, dietro consiglio dei medici fu costretto a cambiare piano e si preoccupò di farsi portare sulla lettiga a Fontana, un castello vicino. Qui, dopo aver preso un farmaco per curare la malattia, cadde svenuto tra le mani dei suoi, a causa di un rivolgimento di umori, e fu creduto morto. La notizia si diffuse subito turbando in modo straordinario gli animi dei suoi sostenitori. Poi, ritornato in sé grazie ad un cataplasma dei medici, sperando di ristabilirsi presto, evitò per alcuni giorni di mandare la cavalleria. Tuttavia, contro l'opinione di tutti, mentre la malattia si faceva più grave di giorno in giorno, poiché Ferdinando chiedeva che una parte della cavalleria gli venisse mandata subito […] egli ordinò a Ínigo de Guevara di recarsi là con mille cavalieri. Ma prima che egli riuscisse a raggiungere gli accampamenti, Vada […] venne conquistata e ridotta in potere dei nemici […]. Poi si rese necessario causticare la piaga al re, dal momento che, secondo i medici, diversamente essa non poteva venire curata, e poiché alcuni lo esortavano a legarsi le mani per l’insostenibile dolore, egli si oppose dicendo che avrebbe sopportato tutto ciò che i medici ordinavano. Così, impavido, resistette a guardare colui che causticava. […] Poi, il re, guarita completamente la piaga, rientrò a Napoli tra grandi celebrazioni di saluto e compiacimento.

Note:







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