Scheda opera
Codice opera: RgArl
Autore: Bartolomeo Facio
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/bartolomeo-facio_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Bartolomeo Facio, Rerum gestarum Alfonsi regis libri, a cura di D. Pietragalla, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2004
Periodo di composizione: 1448-1455
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Daniela Pietragalla
Excerpta a cura di: Giovanni De Vita
Scheda testo
Riferimento bibliografico: IX 163-167
Data: 1452
Luogo: Napoli
Testo:

Agrestes in id munus imperati, supra quina milia cum venabulis, biduo ante venationem, affuerunt hique una cum venatoribus regiis, quorum ingens erat numerus, compulsis eodemque nemori circumiectis permultis varii generis feris statim supecilia montis insederunt, ne qua inde fera elaberetur intenti. Quae postquam parata esse Alfonsus agnovit […], eo se contulit ac paulo citra eum locum fixis tentoriis, in quibus unum illud longe conspicuum erat, cum tricliniis et cubiculis secretioribus, in cuius medio abacus sublimis extabat, argenteis atque aureis poculis vasisque omnis generis late refulgens. Federico atque Heleonora seorsum atque adeo omnibus qui affuere, ex omnium rerum copia quae pro tempore parari potuerunt abundantissimum epulum praebuit. Ante hoc tentorium manufactus fons stabat ad volutantem et copiam triplici suavissimi vini genere diffluens quo se turba omnis ad satietatem proluebat. […] Rex deinde alacri equo invectus, per viam quae unica in campum patebat, cum Ferdinando atque iis quos voluit e purpuratis incessit, atque in tris turmas divisit: venatores regii imas partes montis, rustici per montem diffusa. Ferae deinde agitari coeptae sunt undique, nec quisquam a destinatis stationibus ad alienas discurrebat. Hinc apri caeteraeque ferae, tum canum latratu tum hominum clamore excitati, postquam in campum praecipites se deiecerant, a velocioribus canibus retenti, venabulis configebantur, aliquot tamen, quod quidem cernere pulchrum erat, toto campo rapidissimo cursu fugitantes, elapsae sunt. Supra viginti varii generis spectantibus omnibus rex ipse sua manu occidit. Sub vesperam Neapolim reditum.

Traduzione:

I contadini assegnati a questo incarico, due giorni prima della caccia, accorsero in più di cinquemila con gli spiedi da caccia e, insieme ai cacciatori del re, che erano in gran numero, si fermarono subito sulla cima del monte, attenti ad evitare la fuga di qualche animale, dopo aver riunito e chiuso nello stesso bosco molti animali di vario tipo. Dopo che Alfonso seppe che queste cose erano pronte […] un po’ al di qua di quella zona fece fissare delle tende, tra le quali una era di gran lunga notevole, con sale da pranzo e camere più appartate e con in mezzo una meravigliosa credenza che risplendeva di coppe d’argento e d’oro e di vasi di ogni tipo. A Federico [Federico III d’Asburgo (1415-1493)] e ad Eleonora [Elonora d’Aviz e Trastámara (1434-1467)] separatamente, poi a tutti i presenti, egli offri un ricchissimo banchetto secondo la quantità di tutte le cose che riuscirono ad essere preparate per l’occasione. Davanti a questa tenda c’era una piacevole fontana artificiale che versava in abbondanza tre tipi diversi di vino di cui tutta la folla si bagnava a sazietà. […] Poi il re, in sella ad un veloce cavallo prese, l’unica via che si apriva verso la pianura, con Ferdinando [Ferdinando I di Napoli (1423-1493)] e i baroni che aveva scelto, e operò una divisione in tre schiere: i cacciatori del re avrebbero occupato la parte inferiore del monte, i contadini quella superiore, mentre tutta la rimanente folla di cittadini e di forestieri si sarebbe sparsa per il monte. Poi gli animali iniziarono a dirigersi da ogni parte e nessuno osava andare da una posizione all’altra. Da quel momento i cinghiali e le altre belve, eccitati dal latrato dei cani e dal clamore degli uomini, dopo essersi lanciati a precipizio verso la pianura, trattenuti dai cani più veloci venivano feriti dagli spiedi da caccia, alcuni, però – cosa che era bella da vedere – fuggendo rapidamente in tutta la pianura, riuscirono a salvarsi. Di fronte a tutti, il re ne uccise di sua mano più di venti di vario tipo. Al vespro si rientrò a Napoli.

Note:

Descrizione della battuta di caccia nel bosco degli Astroni in occasione del soggiorno dell’imperatore Federico III







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