I Napoleani, per prima cosa, ritenendo sconveniente che un re così famoso per tante vittorie si accostasse alla porta della città, abbatterono una parte delle mura per far entrare il trionfatore secondo la nuova usanza degli imperatori romani. Qui venne condotto un carro coperto d’oro, che da lontano drappi abbelliti di porpora e oro rendevano luminoso: in esse c’era una sella curule ornata allo stesso modo. Al carro erano legati quattro cavalli di straordinario candore, preceduti da uno egualmente bianco e tutti erano imbrigliati d’oro e sellati con stoffe di seta dipinte. A destra e a sinistra del carro avanzavano venti uomini scelti della nobiltà napoletana ciascuno dei quali portava in mano un’asta alla quale era legato un velo ornato d’oro che veniva portato sopra il carro. Alfonso, come si conveniva ad un re, prima di essere innalzato sul carro, pensando di dover tenere in conto gli uomini che avevano ottenuto dei meriti presso di lui e di cui aveva sperimentato la lealtà e il coraggio durante la guerra, li premiò con diversi onori a seconda dei meriti. Poi salì sul carro, splendido e ragguardevole per il regale ornamento. Rifiutò la corona d’alloro, secondo l’antico costume dei trionfatori, malgrado le insistenze degli amici, dicendo che questo onore doveva essere attribuito soltanto a Dio. Intorno stava un’infinita moltitudine di uomini venuti anche da lontano per il desiderio di vederlo e soprattutto per lo spettacolo del trionfo, rinnovato dopo lunghissimo tempo.
Poi, la schiera iniziò a muoversi in quest’ordine: primi fra tutti avanzavano i sacerdoti portando gli altari e il divino corpo e cantando inni; seguiva un gran numero di cittadini e forestieri di condizione diversa; dopo avanzavano parecchi, in parte fiorentini, in parte spagnoli, in abiti color porpora, che offrivano diverse rappresentazioni, alcuni di virtù morali, altri di virtù religiose, con iscrizioni e insegne che le rendevano riconoscibili; altri impersonavano Cesare e altri principi famosi e invocando il re per la sua dignità e innalzando a gara le sue lodi al cielo, con Straordinario piacere degli astanti lo infiammavano ciascuno alle virtù, all’amore della gloria, al culto della divina religione.
Dopo di questi, ad un certo intervallo, avanzava il re, meraviglioso per lo splendore e la sontuosità della veste, e di gran lunga più meraviglioso e illustre per la grandezza delle sue imprese. Tutti i baroni del regno seguivano a piedi il carro. Infatti volle che i vinti partecipassero al suo trionfo e non trionfare su di loro, secondo l’antico costume romano: non ci furono prigionieri condotti davanti al carro, non ci furono spoglie portate innanzi. Sapeva infatti che come i regni si conquistavano con il coraggio, così si mantenevano con la mitezza e la cortesia. I Napoletani, poi, non tralasciarono nulla riguardo all’ornamento delle strade attraverso le quali sarebbe passato: tutte riempite di fiori, esse profumavano della dolcezza di vari odori ed effluvi. In questo modo, trionfando sul carro, passò davanti a tutti i seggi cittadini tra le voci liete di quanti salutavano e si congratulavano. Infatti, tutta la nobiltà napoletana, che una volta era stata di gran lunga più potente e illustre, era divisa in cinque importanti seggi, che qualcuno preferiva chiamare consessi. Questi sedili erano ornati di bellissimi drappi di porpora e tappeti dipinti e ancora più ornati per la presenza di raffinatissime fanciulle e donne che, modulando il suono del flauto con il battito del piede, al cospetto di Alfonso, lo onorarono come comune padre e difensore del loro pudore. Alla fine, quando il giorno ormai declinava, egli si ritirò nella rocca Capuana.