Scheda opera
Codice opera: RgArl
Autore: Bartolomeo Facio
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/bartolomeo-facio_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Bartolomeo Facio, Rerum gestarum Alfonsi regis libri, a cura di D. Pietragalla, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2004
Periodo di composizione: 1448-1455
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Daniela Pietragalla
Excerpta a cura di: Giovanni De Vita
Scheda testo
Riferimento bibliografico: VII 87-90
Data: 1442
Luogo: Napoli
Testo:

Cum hic esset rerum status nec speraret Alfonsus Neapolim aliter quam fame aut proditione capi posse, aperuit ei fortuna inopinatam quandam ad victoriam viam: namque Anellus, faber quidam caementarius quem fames Neapolim exire compulerat, ad eum profectus docuit eam urbem parvo militum periculo, si rei praemium esset, capi posse atque in id eius operam ac studium est pollicitus. Hunc rex collaudatum et maioribus quam eius fortuna caperet promissis oneratum, de ratione rei agendae percontatus omnibus opus erat celeriter praeparatis, ad ducentos viros fortes delegit qui cum Anello ac fratre nocte aquaeductum ingrederentur […] Sub mediam noctem cum vocati omnes convenissent, ducibus rem aperit hortaturque ut intrepido animo rem aggrediantur quae sit ingentem iis utilitatem et decus allatura. Quove uno atque eodem tempore et ipsi moenia occupare et ipse cum copiis adesse possit mandat ut, cum e puteo in demonstratam domum emerserint, id sibi per eos qui adhuc in aquaeductu fuerint significari confestim curent, re a primis ad novissimos perlata. Erat autem ingressus in aquaeductum per puteum alterum extra urbem ad lapidis iactum in horto quodam positum, in quem per funem septem et viginti cubitorum dimitti oportebat datoque uni ex iis negotio ut, cum primum sciret eos e puteo intra tectum evasisse, ad se referret scalisque et vectibus traditis eos dimisit.

Traduzione:

Stando così le cose, mentre Alfonso poteva sperare di impadronirsi di Napoli soltanto con la fame o con il tradimento, la fortuna gli aprì una inattesa via per la vittoria. Aniello, infatti, un muratore che la fame aveva spinto ad uscire da Napoli, recatosi da lui gli spiegò che la città poteva essere presa con rischio minimo per i soldati, se ci fosse stata una ricompensa, e promettere tutto il suo aiuto per realizzare l'impresa. Il re gli fece grandi elogi riempiendolo di promesse maggiori di quanto la sua condizione potesse richiedere, poi informatosi del modo di realizzare la cosa, preparato velocemente tutto il necessario, scelse circa duecento uomini di valore che entrassero di notte, con Aniello e il fratello, nell'acquedotto […] A metà della notte, quando tutti accorsero al richiamo, rivelò la cosa ai comandanti esortandoli a intraprendere con coraggio un'impresa che sarebbe stata loro di grande utilità e avrebbe recato onore. Per fare in modo di accorrere con l'esercito nel medesimo istante in cui essi avrebbero occupato le mura, comandò loro di fargli subito un segnale, non appena dal pozzo fossero emersi in una casa stabilita, per mezzo di quelli che ancora si trovavano nell' acquedotto: la notizia doveva passare dai primi alle retrovie. Ora, si accedeva all’acquedotto attraverso un altro pozzo, situato in un giardino, a un tiro di pietre dalla città, nel quale ci si poteva far [calare] con una fune di ventisette cubiti. Dopo aver incaricato uno degli uomini di fargli rapporto non appena avesse saputo che gli altri erano riusciti a passare dal pozzo alla casa, consegnate scale e sbarre, li mandò via.

Note:

Descrizione del passaggio delle truppe di Alfonso nelle mura di Napoli attraverso l'acquedotto per la conquista della città.




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