Scheda opera
Codice opera: DtI
Autore: Pietro Ranzano
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/pietro-ranzano_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Pietro Ranzano, Descriptio totius Italiae (Annales, XVI-XV), a c. di A. Di Lorenzo, B. Figliuolo, P. Pontari, Firenze, Sismel-Edizioni del Galluzzo, 2007
Periodo di composizione: 1474-1492/1493
Genere letterario: Storiografia, Corografia
Traduzione a cura di: Sara Crea
Excerpta a cura di: Sara Crea
Scheda testo
Riferimento bibliografico: IX, 2-4, pp. 219-220.
Data: 1474-1492/1493
Luogo: Castro, fiume Biferno, Salento
Testo:

IX.2 Terra enim ferax est omnium paene rerum quae sunt necessaria victui mortalium. Adde et agrorum amoenitatem praecipuam multasque civitates insignes, castella praeterea ac vicos populis frequentes paene innumerabiles, ad haec hominum quos fert praeclara ingenia. Veteres quidam aliis quoque hanc peninsulam cognominavere vocabulis. Nam et Messapiam et Peuzetiam et Iapigiam et Calabryam et Salentinam communi eam appellatione nuncupabant.

IX.3 Messapiam quidem Graeci a Messapo, cuius in Aeneidos libro VIII Virgilius meminit, et iidem Peuzetiam a Peuzetio, Oenotri fratre, et Iapigiam ab Iapige, Dedali filio; Salentinam autem a Salentinis indigenis. Alii dividunt ac dicunt non eandem esse Calabryam quae Messapia vel Peuzetia dicitur, quanquam Salentinorum et Iapigiae appellationem non inficiantur, quando Calabryae illud celebris nominis promontorium, ubi fuit olim Palladis templum, Salentinorum et Iapigum promontorium antiquitus appellabatur, ut Ptolemaei tabulis satis perspicue patet.

IX.4 Sunt qui eandem regionem et circumiacentes sub Apuliae vocabulo comprehendi velint. Sed teste Ptolemaeo qui fuit, ut saepe dixi idemque saepius repetam, geographorum omnium doctissimus, quicquid terrarum continetur inter Fiternum fluvium, quem hodie vocant Forturum, et laevam Apenini partem interque Calabryam atque agrum Tarentinum recta usque ad Apenini radices, totum Apuliae appellatione cognominatur.

 

Traduzione:

IX.2 La terra è infatti feconda di quasi tutte quelle cose che sono necessarie alla vita degli uomini. Si aggiungano anche la straordinaria bellezza dei campi e le molte città celebri, oltre ai castelli e ai quasi innumerevoli villaggi abitati, e, a questo, gli straordinari ingegni degli uomini che genera. Alcuni antichi chiamarono questa penisola con nomi diversi: infatti, con una denominazione comune, la definivano Messapia, Peucezia, Iapigia, Calabria e Salentina.

IX.3 I Greci infatti la chiamarono Messapia da Messapo, che Virgilio ricorda nell’VIII libro dell’Eneide, Peucezia da Peucezio, fratello di Enotro, e Iapigia da Iapige, figlio di Dedalo, Salento invece dalla popolazione locale dei Salentini. Altri distinguono e dicono che la Calabria non sia la Messapia o la Peucezia, sebbene non rifiutino la denominazione di Salento e Iapigia, dal momento che quel celebre promontorio della Calabria, dove un tempo si trovava il tempio di Pallade Atena, era anticamente chiamato promontorio Salentino o Iapigio, come emerge chiaramente dalle tavole di Tolomeo2.

IX.4 Ci sono alcuni che vorrebbero che questa regione e i territori circostanti fossero compresi sotto il nome di Apulia. Ma, secondo la testimonianza di Tolomeo, che fu, come dissi spesso e ancora più spesso ripeterò, il più dotto tra tutti i geografi, ogni terra che è compresa tra il fiume Tiferno, che oggi è chiamato Forturo3, e la parte sinistra dell’Appennino tra la Calabria e il territorio di Taranto fino ai piedi dell’Appennino è interamente chiamata con il nome di Apulia4.

Note:

1 Verg., Aen., VIII, 6. 

2 Il territorio su cui si trovava il tempio di Atena era il Castrum Minervae, nei pressi dell’attuale Castro, in provincia di Lecce. 

3 L’attuale fiume Biferno. 

4 Sui diversi toponimi con cui fu chiamata la penisola salentina si veda: Dti, n. 2, p. 219. 






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