Scheda opera
Codice opera: GAr
Autore: Tommaso Chaula
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Edizione: Tommaso Chaula, Gesta Alfonsi regis, a cura di Fulvio Delle Donne, Mariarosa Libonati, Palermo, Bollettino, Centro di studi filologici e linguistici siciliani, 2021
Periodo di composizione: 1421-1424
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Fulvio Delle Donne - Maria Rosa Libonati
Excerpta a cura di: Giovanni De Vita
Scheda testo
Riferimento bibliografico: IV, VI, 10-16
Data: 1423
Luogo: Gaeta, Ponza
Testo:

Nocturnis igitur spirantibus auris Caiete portum subintrat ubi, summa cunctorum civium alacritate susceptus, ob estuantes ponti procellas paululum moram traxit. Ast ubi Aquilonibus cesserunt Austri visum est alto se tradere pelago; unde constitutis rite magistratibus, qui civitatis summam solerti cura tutentur, iter equoreum comprehenditur. Solemnibus sacrorum cerimoniis exactis, tenore recto adequatis vento carbasis, marinos fluctus onerata classis secabat. Sed quis ambigue navigacionis con-scius tranquillum mare in exasperatas tempestates consurgere miretur? Altum cum navigarent equor, ecce subito coorta freti rabies; rabies; permutatis ventis undarum globi tolluntur. Primitus in diversos naves discursus segregantur, triremes nullo remigio adiute, nullo velorum praesidio communite procellis immanibus advehuntur; solliciti vero naute acri tempestate vela malis subducunt, omni arte connixi ad regie puppis salutem accinguntur. Sed quid tam acri ventorum incumbenti rabie prosunt artes? Hinc profecto Eurus Nabatheis flatibus exhorridus, vendicare sibi pontum nititur; hinc zephiri insane spirantes eos invadunt fluctus; hac turbidus Hauster Libico furore subvectus Aaquilonibus obviat horrisonis. Sic contrariis tractibus incertum est mare cui obediat, nec periclitancium voces, nec rudentum stridores audiri insane procelle permittunt; undique formidanda ponti fades spem salutis tollit afflictis; quin ipsa gravidis fulmina nubibus excussa crebris lampadibus pavescentes nautas deterrent, cunfundunt mentem er eripiunt artem. Rex vero, insolita sibi tempestate adactus iam summa credit naufragia, nec ullam evasionis sperat fiduciam, tam maximis undarum vorticibus ingruentibus. Tandcm vix Poncii insulam Circeo oppositam promontorio, stacionem piratis aptissimam, comprehendunt, ubi paululum defessa insanis fluctibus corpora recrearunt triremesque ceteras passim equoreos per fluctus vagabundas operiunt, quarum unam discussis laterum compagibus furenti pelago viderunt absortam. 

Traduzione:

Soffiando allora i venti notturni, entra nel porto di Gaeta dove, accolto con grande entusiasmo da tutti i cittadini, si fermò per un po’ di tempo a causa di una tempesta marina. Non appena gli austri cedettero il posto agli Aquiloni, sembrò opportuno prendere il mare; quindi, scelti opportunamente i magistrati, che si prendessero cura solerte degli affari principali della città, fu intrapreso il viaggio per mare. Portate a termine le solenni cerimonie sacre, spiegate le vele al favorevole soffio del vento, la poderosa flotta solcava i flutti del mare. Ma chi, esperto delle incertezze della navigazione, potrebbe meravigliarsi nel vedere un mare tranquillo gonfiarsi in violenta tempesta? Navigando in mare aperto, ecco presto sorgere il furore dell’onda; mutati i venti si levano enormi onde. Dapprima le navi vengono sparpagliate in diverse direzioni; le triremi, prive della spinta dei remi, senza vele, sono in balia dell’immane burrasca; i solleciti marinai abbassano le vele a causa della violenta tempesta; facendo ricorso a tutta la loro abilità si adoperano per la salvezza della nave del re. Ma quali abilità possono giovare di fronte alla violenza così aspra dei venti che incalzano? Da una parte Euro, orribile a causa dei soffi che provengono dalle regioni arabiche, si impossessa del mare; dall’altra gli zefiri spirando follemente travolgono i flutti; da un’altra ancora l’austro, torbido per il furore africano, si oppone agli orrendi Aquiloni. Così il mare, spinto da moti contrari, non sa a chi obbedire; le furiose tempeste non consentono di sentire né le voci di coloro che sono in pericolo, né lo stridere delle gomene; da ogni parte l’aspetto pauroso del mare porta via ogni speranza di salvezza agli afflitti; che anzi i fulmini generati dalle dense nubi atterriscono gli spaventati naviganti con i fitti lampi, confondono la mente e tolgono loro ogni arte. Il re, spinto dall’insolita tempesta, teme di andare incontro a grandi naufragi, né spera in alcuna via di scampo, tanto alti sono i vorticosi flutti. Finalmente, raggiungono l’isola di Ponza, di fronte al promontorio Circeo, luogo assai favorevole ai pirati, dove per un po’ ristorano i corpi affaticati dalle burrascose onde e nascondono le restanti triremi che erano andate vagando qua e là per i flutti del mare, e tra esse trovano che una è affondata con la fiancata sfondata dal furente mare.

Note:





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