Scheda opera
Codice opera: Dt
Autore: Giannozzo Manetti
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/giannozzo-manetti_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Giannozzo Manetti, De terremotu, a c. di D. Pagliara, Firenze, SISMEL-Edizioni del Galluzzo, 2012
Periodo di composizione: 1456-1457
Genere letterario: Trattatistica, Storiografia
Traduzione a cura di: Sara Crea
Excerpta a cura di: Sara Crea
Scheda testo
Riferimento bibliografico: II, 173-174, pp. 171-172.
Data: settembre 1349
Luogo: Napoli, Campania, Aversa, Capua, Balsonaro, L’Aquila
Testo:

II.173 Elapsis ante hec nostra tempora centum circiter annis, ingens terremotus Veterem Campaniam usque adeo laceravit, ut per plures eius provincie urbes ac precipue Neapolim et omnia circumadiacentia ac finitima urbis opida mirabiliter leserit (eo scilicet tempore quo Franciscus cognomento Petrarcha, inclitus poeta Florentinus, apud Robertum illum serenissimum Citerioris Sicilie regem, hic in Neapolitana urbe commorabatur, ceu ipse in epistola quadam testari et asserere videtur). Quod quidem trecentesimo quinquagesimo supra millesimum christiane salutis anno verisimilibus coniecturis propterea non iniuria augurari posse videmur, quoniam hunc annum pluribus magnis terremotibus ex quibusdam cronicis infamem extitisse cognovimus. 

II.174 Nam et in Italia, Rome ac Neapoli et Adverse plura damna intulisse, et Aquilam pene totam destruxisse, et Casilinum opidum vastasse, et alterum ei finitimum nomine Balzaranum in subiectam sibi vallem ruisse.

Traduzione:

II.173 Circa cento anni prima dei nostri giorni, un enorme terremoto devastò l’antica Campania, a tal punto da distruggere in un modo incredibile molte città di questa provincia e soprattutto Napoli e tutte le località circostanti e vicine alla città. Questo avvenne cioè al tempo in cui Francesco Petrarca, celebre poeta fiorentino, risiedeva nella città di Napoli presso Roberto, serenissimo re della Sicilia Citeriore [del regno di Napoli], come egli sembra testimoniare e affermare in una sua epistola1. Possiamo dunque supporre con verosimili congetture e in modo ragionevole che ciò avvenne nell’anno della salvezza cristiana 1350, perché da diverse cronache sappiamo che questo anno fu terribile a causa di molti grandi terremoti. 

II.174 Infatti anche in Italia, a Roma, Napoli e Aversa arrecò molti danni, e distrusse quasi tutta L’Aquila, devastò Casilino [Capua] e fece crollare nella valle sottostante un’altra città vicina a questa, Balsonaro2

Note:

1 Giannozzo Manetti si riferisce qui a Petrarca, Fam., XI, 7, in cui il poeta aveva raccontato a Ludovico di Beringen l’impressione suscitata in lui dalla visione delle rovine del terremoto che aveva colpito Roma nel settembre del 1349 e che Petrarca aveva avuto occasione di vedere di persona durante il suo soggiorno in città nel 1350. Il Manetti sembra però confondere le date dei soggiorni di Petrarca presso Roberto d’Angiò, databili al 1341 e al 1343 e non al 1350, come lo scrittore riferisce. Per questo si veda Dt., pp. 172-173, n. 93.

2 Il riferimento di Manetti sembra essere allo sciame sismico che interessò l’Italia centrale nel settembre 1349, che colpì e devastò molte importanti città, come Roma, L’Aquila e Viterbo, ma ingenti danni furono registrati anche ad Ariano Irpino e Napoli.




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