Scheda opera
Codice opera: LdsI
Autore: Antonio De Ferrariis Galateo
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/antonio-de-ferrariis_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Antonio de Ferrariis Galateo, La Iapigia (Liber de situ Iapygiae), a cura di D. Defilippis, Galatina (Le), Congedo, 2005
Periodo di composizione: 1507-1511
Genere letterario: Corografia
Traduzione a cura di: D. Defilippis
Excerpta a cura di: Sara Crea
Scheda testo
Riferimento bibliografico: XVIII.5-7, pp. 92-93
Data: 1507-1511
Luogo: Nardò
Testo:

XVIII.5 Sagacitatem providae naturae ubique spectare promptum est. Terra Iapygia fere ubique plana est, colles parvos habet, non sunt flumina, non valles, non lacus nec ubique torrentes, qui ingentes pluvias receptare possent. Instituit natura certis in locis voragines. Hae cavae sunt fossae, nulli videntur hiatus, ideo nulli animalium pernitiosae sunt. Hae aquas aliquandiu continent, donec a caecis quibusdam spiramentis ex intimis terrae recessibus spiritus eructet atque erumpat.

XVIII.6 Hic magno impetu atque ingenti fragore aperit aquis aditus; illas per subterraneos meatus in mare profluere credibile est, ut et multa flumina, quae terra absorbet. Deinde iterum emittit aut occulte in mare proiicit, ut dicunt de Nilo et de Alpheo Hellidis et Arethusa.

XVIII.7  Hae voragines crebrae ubi plani et latissimi sunt campi, ut sunt Mandurini. Si hae non essent, magnam regionis partem aut paludes obtinerent aut incultam esse regionem foret necesse.

Traduzione:

XVIII.5 Ovunque è evidente la sagace azione della previdente natura. Il territorio della Iapigia è quasi dovunque pianeggiante, ha poche alture, non vi sono fiumi, non valli, non laghi, né dappertutto corsi d’acqua a regine torrentizio, che possano ricevere l’abbondante massa d’acqua delle grandi piogge. La natura creò allora in certi luoghi delle voragini. Si tratta di buche profonde, prive di aperture visibili e perciò non pericolose per nessun tipo di animale. Trattengono le acque alquanto a lungo, finché da alcuni nascosti condotti dalle più profonde viscere della terra non scaturisce e non esce impetuosamente dell’aria.

XVIII.6 Questa con grande violenza e con assordante fragore apre una via di sfogo delle acque; è ragionevole credere che, attraverso canali sotterranei, esse scorrano al mare, come molti fiumi che la terra inghiotte. Poi nuovamente fa riemergere o, in modo invisibile, riversa nel mare, come raccontano del Nilo e dell’Alfeo, fiume dell’Elide, e dell’Aretusa.

XVIII.7 Queste voragini sono più numerose dove la campagna si fa pianeggiante e assai vasta, come accade per quella di Manduria. Se non vi fossero, le paludi occuperebbero gran parte della regione e questa – come sarebbe inevitabile – non potrebbe essere coltivata.

Note:


CATEGORIE
COROGRAFIA E TOPOGRAFIA CittàCaratteristiche geologiche e topografiche