Scheda opera
Codice opera: DtI
Autore: Pietro Ranzano
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/pietro-ranzano_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Pietro Ranzano, Descriptio totius Italiae (Annales, XVI-XV), a c. di A. Di Lorenzo, B. Figliuolo, P. Pontari, Firenze, Sismel-Edizioni del Galluzzo, 2007
Periodo di composizione: 1474-1492/1493
Genere letterario: Storiografia, Corografia
Traduzione a cura di: Sara Crea
Excerpta a cura di: Sara Crea
Scheda testo
Riferimento bibliografico: VIII, 117-119, pp. 217-218.
Data: 1474-1492/1493
Luogo: Taranto
Testo:

VIII.117 Veteris Tarenti quantus fuerat ambitus apparet hac aetate manifestissime. Apparent et aedificiorum veterum etiam magni theatri, cuius meminit Florus1, vestigia. Fauces amplissimi atque tutissimi portus, iactis in profundis molibus, obseratae quodammodo sunt, ita ut portum ipsum subire ingentis magnitudinis navigia, ut olim solebant, non possint. Quisnam fuerit primus rei huius inventor nemo est Tarentinorum qui sciat.

VIII.118 Iecit multis in locis ipsarum faucium ingentia saxa superstructisque arcubus dedit mari complures aditus, per quos quasi per fluviorum hostia mare, solita vicissitudine currens atque recurrens, secum defert multorum generum numerosam piscium multitudinem. Instant atque invigilant suis in locis piscatores retibusque atque aliis quibusdam piscandi instrumentis capiunt eam piscium copiam, qua non modo Tarentini et eis finitimi verum etiam multi populi procul ab eorum finibus habitantes satis superque abundant.

VIII.119 Ea portus obseratio duo efficit maria, quorum alterum quod est interius, cum sit ambitus octo, ut aiunt, milia passuum, Mare Minus, alterum quod est exterius, cum sit pars Tarentini sinus, Mare Maius appellant. Eo autem passi sunt Tarentini ita claudi veterem atque amplissimum eorum portum, quod ex ea piscatione et cives lucrum et qui eorum praesunt civitati haud mediocre vectigal consequuntur.

Traduzione:

VIII.117 È chiaramente evidente in questo tempo quanto fosse estesa la vecchia Taranto. Si vedono infatti le tracce di antichi edifici e anche del grande teatro, di cui parla Floro. Le imboccature del grandissimo e sicurissimo porto furono in qualche modo chiuse attraverso i moli gettati nelle profondità, così che le navi di grandi dimensioni non potessero entrare in quel porto, come invece erano solite fare un tempo. Nessuno sa tra i Tarantini chi fu l’inventore di questa opera.

VIII.118 Gettò in molti punti delle stesse imboccature ingenti massi e, costruiti degli archi, diede al mare diverse aperture, attraverso cui, come per le foci dei fiumi, il mare, fluendo e rifluendo con la consueta alternanza, porta con sé una grande quantità di pesci di vario genere. I pescatori sorvegliano e vigilano nei loro luoghi e con le reti e con altri strumenti della pesca catturano quella grande quantità di pesci, di cui abbondano non solo i Tarantini e i popoli a loro vicini, ma anche quelli che vivono distanti dai loro confini.

VIII.119 Quella chiusura del porto ha creato due mari, di cui uno, che è all’interno, avendo, come dicono, un perimetro di otto miglia, è chiamato Mare Minore, l’altro invece, che è esterno, essendo parte del golfo di Taranto, è detto Mare Maggiore. I Tarantini dovettero dunque accettare che il loro antico e grandissimo porto fosse chiuso, perché da questa pesca i cittadini conseguono un guadagno e i governanti della città rendita non esigua.

Note:

1 Flor., Epit., I, 13-14. 








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