Scheda opera
Codice opera: LdsI
Autore: Antonio De Ferrariis Galateo
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/antonio-de-ferrariis_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Antonio de Ferrariis Galateo, La Iapigia (Liber de situ Iapygiae), a cura di D. Defilippis, Galatina (Le), Congedo, 2005
Periodo di composizione: 1507-1511
Genere letterario: Corografia
Traduzione a cura di: D. Defilippis
Excerpta a cura di: Sara Crea
Scheda testo
Riferimento bibliografico: XV, 21, pp. 72-73.
Data: 1507-1511
Luogo: Lecce
Testo:

Puteos ubique et cisternas habet amplissimas, quibus coelestes imbres optime servantur. Mira lapidis natura. Sine calce ubi lapis non cavernosus, sed continuus est, aquas et, quod maius est, oleum quoque continet, cum adeo mollis sit, ut et serram et levigam patiatur. Ex quo lapide ingentia vasa excavantur, quae pilas appellant, quarum aliquae quingentas olei amphoras capiunt. Laterum pilae crassitudo vix palmam aut quinque digitos excedit.

Traduzione:

I pozzi sono sparsi un po' ovunque e vi sono grandissime cisterne, che raccolgono e conservano l’acqua piovana. Hanno del miracoloso le caratteristiche della pietra leccese: dove essa non presenta fessure, ma è compatta, è in grado di conservare, senza il preventivo uso della calce, l’acqua e, ciò che è sensazionale, anche l’olio, ed è a tal punto molle da poter essere intagliata e levigata senza fatica. Da questa pietra si ricavano grandi vasi, che chiamano pile, alcuni dei quali contengono fino a cinquecento anfore di olio. Lo spessore delle pareti delle pile supera il palmo o i cinque pollici.  

Note:



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