Scheda opera
Codice opera: DtI
Autore: Pietro Ranzano
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/pietro-ranzano_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Pietro Ranzano, Descriptio totius Italiae (Annales, XVI-XV), a c. di A. Di Lorenzo, B. Figliuolo, P. Pontari, Firenze, Sismel-Edizioni del Galluzzo, 2007
Periodo di composizione: 1474-1492/1493
Genere letterario: Storiografia, Corografia
Traduzione a cura di: Sara Crea
Excerpta a cura di: Sara Crea
Scheda testo
Riferimento bibliografico: VI, 148, p. 174.
Data: 700-500 a.C.
Luogo: Capo Miseno, Procida, Ischia, Vesuvio
Testo:

VI.148 Ante Misenum Prochita iacet insula, a Pythecusis terraemotu olim evulsa. Eretrienses et Chalcidenses Pithecusas primum habitavere. Qui cum terrae frugibus aurique fossionibus essent beatissimi, coorta in eis seditione insulam reliquere. Accessit et altera causa qua fuere necessitate coacti ut inde excederent: eructavit enim insula incendia qualia docui supra eructasse Vesuvum.

VI.149 Quamobrem excogitata est fabula qua asserunt Typhonem in ea insula fuisse sepultum cumque is latus vertat, evaporare flammas et calidas aquas. Prodidisse ait Strabo2 Pindarum quod plane vero est simile, omnem hunc tractum, si a Cumis incipias usque in Siciliam, igne succensum esse et profundas quasdam in unum coeuntes habere cavernas. Ideoque et Aetnam et Lyparitanas insulas, quae et Aeoliae, et Puteolanum agrum et Neapolitanum et Baianum et Pithecusas talem habere naturam qualem permulti scriptum reliquere. Quae cum intelligeret Pindarus ipsum cecinisse sub his locis sepultum iacere Typhonem. Calidae horum locorum aquae laborantes lapide sanare creduntur.

 

Traduzione:

VI.148 Di fronte a Miseno [Capo Miseno] si trova l’isola di Procida, un tempo staccata da Pithecusa a causa di un terremoto. Gli Eretriesi e i Calcidesi abitarono per primi Pithecusa. Questi, sebbene fossero ricchissimi grazie ai frutti della terra e alle miniere d’oro, a causa di una rivolta scoppiata tra loro lasciarono l’isola. Ci fu anche un’altra causa per cui furono costretti dalla necessità ad andare via da lì: l’isola eruttò infatti fuochi, come quelli che, come ho spiegato sopra, aveva eruttato il Vesuvio1

VI.149 Per questo motivo fu inventata la leggenda secondo cui si dice che Tifone fosse sepolto in quell’isola e ogni volta che si girava, evaporavano le fiamme e le acque calde. Strabone sostiene che Pindaro riferì, cosa che è certamente verosimile, che tutto questo tratto, se si inizia da Cuma fino alla Sicilia, fu bruciato dal fuoco e che aveva alcune caverne profonde che si univano in una. E perciò l’Etna e le isole Lipari, che sono le Eolie, e il territorio di Pozzuoli, Napoli, Baia e Pithecusa hanno una tale conformazione, come molti hanno lasciato scritto. Quando Pindaro capì questo, scrisse che quel Tifone giaceva sepolto sotto quei luoghi. Le acque calde di questi luoghi si crede che guariscano le persone che soffrono di calcoli.  

 

Note:

1 L’isola di Ischia è un territorio vulcanico che fa parte del complesso dei Campi Flegrei. La città di Pithecusa, da cui si estese poi il nome a tutta l'isola, si trovava nei pressi dell'attuale Lacco Ameno. Fondata intorno al 770 a.C., l'isola fu poi abbandonata a causa delle continue eruzioni vulcaniche che si susseguirono a partire dal 600 a.C. 

2 Str., V, 4, 9. 










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