Scheda opera
Codice opera: LdsI
Autore: Antonio De Ferrariis Galateo
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/antonio-de-ferrariis_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Antonio de Ferrariis Galateo, La Iapigia (Liber de situ Iapygiae), a cura di D. Defilippis, Galatina (Le), Congedo, 2005
Periodo di composizione: 1507-1511
Genere letterario: Corografia
Traduzione a cura di: D. Defilippis
Excerpta a cura di: Sara Crea
Scheda testo
Riferimento bibliografico: X, 16-17, pp. 48-51.
Data: 1507-1511
Luogo: Iapigia
Testo:

X.16 In huius peninsulae editioribus locis frequentes sunt cumuli lapidum, quos incolae speculas nominant. Has nusquam me vidisse memini praeterquam in hoc tractu. Has congeries non nisi magna numerosae multitudinis manu coacervatas fuisse credibile est. Paucis in locis, ubi lapides non sunt (omnes enim colles asperi et lapidosi), ex terra facti sunt. Cumuli tantae magnitudinis sunt, ut aspicientibus montes videantur, quamvis tempus et hominum manus et pecus omne non parvam partem decacuminavit. X.17 Monumenta haec fuisse illustrium virorum existimo. Mos enim erat vetustissimorum Graecorum et ante illos forte Iapygum super cadavera clarorum virorum ingentem lapidum aut arenarum molem accumulare, unde fortasse cumuli aut tumuli sepulchra dicuntur.

Traduzione:

X.16 Sono numerose, nelle zone più elevate di questa penisola, costruzioni formate da cumuli di pietre che gli abitanti chiamano specchie. Non ricordo di averne osservate di simili altrove, ma di averle viste solo in questo territorio. È da ritenere che l’accatastamento di un siffatto ammasso di pietre richiese l’opera di un gran numero di uomini. In poche località, dove il terreno non è pietroso (tutti gli innalzamenti del suolo sono infatti aspri e rocciosi), esse sono realizzate con della terra. I cumuli raggiungono una tale altezza da dar l’impressione di essere delle montagne a chi li guardi, sebbene il tempo e l’opera dell’uomo e ogni genere di bestie li abbiano privati di una porzione non piccola della sommità. X.17 Ritengo che questi furono dei monumenti eretti a ricordo di illustri personaggi. Era infatti uso antichissimo tra i Greci e prima di loro forse tra gli Iapigi ricoprire i resti mortali dei personaggi ragguardevoli con un’enorme massa di pietre o di sabbia: da ciò forse deriva l’usanza di chiamare i sepolcri cumuli o tumuli1.

Note:

1 Le specchie sono grandi cumuli di pietra di forma diversa, che arrivano fino a dieci metri di altezza, caratteristiche della zona salentina. Esse servivano forse per segnalare i confini dei feudi o come luoghi di avvistamento o, secondo altri, erano destinate ai sepolcri di uomini famosi.




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