Scheda opera
Codice opera: Carac_Dvf
Autore: Tristano Caracciolo
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/tristano-caracciolo_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: De varietate fortunae Tristani Caraccioli, in T. Caracciolo, Opuscoli storici editi ed inediti, a cura di G. Paladino, in Rerum Italicarum Scriptores, 22, 1, 2, Bologna, 1935, pp. 73-105
Periodo di composizione: 1509-1511
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Giovanni De Vita
Excerpta a cura di: Giovanni De Vita
Scheda testo
Riferimento bibliografico: pp. 75-76
Data: 1460
Luogo: Teano
Testo:

Nec defuere, qui eum insidiis appeterent, quippe, cum per intermedios conventum esset de compositione cum Rossani principe, coram per se remotis arbitris, agere, ad destinatumque locum uterque devenisset, duobus solis comitibus, non propugnatoribus, sed spectatoribus potius, ubi nutu data receptaque salutatione, paucis ultro citroque habitis verbis, princeps sociis ad id ductis annuit, illicoque strictis gladiis in regem pergunt, qui et ipsum ad propulsandam vim nu'dato gladio offenderunt. Referre solebat rex, ciim inter loquendum verba principia titubantia, minimeque praesenti congressioni accomoda accepisset, in suspectionem futurae perfidiae devenisse, ideoque tam paratum promptumque hosti se obtulisse. Deveneruntque tandem cominus, ut gladiis se impeterent, pluribusque ictibus nequidquam illatis (erant enim utrinque armis muniti), rex a tribus fere circumventus, ea se alacritate tutatus est, ut illaesus hostes dimoverit. Interea, qui eminus spectabant, voces substulerunt, et regis comites se proferre coeperunt. Sic frustratus opinione, princeps cum comitibus reversus est. Repertum, ubi decertatum est, mucronem aecepere, et veneno tinctum fuisse deprehenderunt; "exciderat enim inter impetendum ex tribus uni.

Traduzione:

E non mancarono coloro che lo assalirono con insidie. Infatti, essendo stato stabilito tramite intermediari un accordo di intesa con il principe di Rossano, si convenne di trattare di persona, con gli arbitri allontanati; e così ciascuno giunse al luogo destinato con due soli compagni, non tanto difensori quanto piuttosto spettatori. Quando, dato e ricevuto un cenno di saluto ed essendo state scambiate poche parole da entrambe le parti, il principe fece cenno ai suoi compagni, condotti apposta per questo, ed essi subito, sguainate le spade, si lanciarono contro il re, che anch’egli, sguainata la sua, andò loro incontro per respingere la violenza. Soleva raccontare il re che, durante il colloquio, avendo udito dal principe parole esitanti e affatto inadatte a quell’incontro, era caduto nel sospetto di un imminente tradimento, e perciò si era presentato al nemico tanto pronto e preparato. Alla fine vennero alle mani, così da attaccarsi con le spade; ma, sebbene fossero stati inferti molti colpi invano (poiché da entrambe le parti erano protetti dalle armi), il re, quasi circondato da tre uomini, si difese con tale energia da respingerli illeso. Nel frattempo, coloro che osservavano da lontano alzarono grida, e i compagni del re cominciarono ad avanzare. Così, deluso nella sua aspettativa, il principe tornò indietro con i suoi compagni. Nel luogo dove si era combattuto fu poi trovato un frammento di lama, e si scoprì che era stato intriso di veleno: infatti, durante l’assalto, era caduto dalla spada di uno dei tre.

Note:

Il racconto narra di un complotto contro re Ferdinando d’Aragona, ordito e poi sventato, da parte del cognato Marino Marzano, principe di Rossano. Questi finse un incontro di riconciliazione con il re, ma preparò un attentato: dopo i saluti, i suoi uomini tentarono di colpirlo con spade avvelenate. Ferdinando, già sospettoso, si difese con prontezza e riuscì a salvarsi illeso.




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