Scheda opera
Codice opera: DbG
Autore: Giovanni Albino Lucano
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-albino_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Ioannes Albinus Lucanus, De gestis regum Neapolitanorum: De bello Gallico, Napoli 1589
Periodo di composizione: 1494-1495
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Giuseppe Germano
Excerpta a cura di: Jessica Ottobre
Scheda testo
Riferimento bibliografico: 26.1-4
Data: 1496
Luogo: [Napoli]
Testo:

Postero die Rex, innata animi bonitate ac veniae dandae propensior, quanquam hoste superior, per praeconem edixit, si quis Regulus, nobilis plebeiusve, tyro aut veteranus sub signis Gallicis hactenus meruisset mereretve, aut arma usquam contra se gesserit, tuto domum se data fide recipiat, in maiorem gratiam benevolentiamque futurum; nomen praeterea proditionis labe purgatum omnemque veteris criminis memoriam sempiterna oblivione censeat delendam nullamque expetendae paenae causam locum habere; qui contra ierit feceritve, eum se pro hoste habiturum. 

Traduzione:

Il giorno dopo il Re, per la sua innata bontà d’animo e la sua notevole propensione a concedere il perdono, sebbene più forte del nemico, fece notificare attraverso un araldo che, se qualche barone, qualche nobile o plebeo, qualche recluta o qualche veterano che avesse militato fino a quel momento, o militasse ancora sotto le insegne francesi, o avesse in qualche luogo combattuto contro di lui, rientrasse in sicurezza in patria dopo aver giurato fedeltà, avrebbe incontrato in misura maggiore di prima il suo favore e la sua benevolenza; poteva ritenere inoltre che il proprio nome fosse stato ripulito dalla macchia di tradimento e che ogni ricordo dell’antico crimine dovesse esser cancellato da un oblio eterno e che non aveva luogo alcun motivo di fargli pagare la pena; colui che fosse andato o avesse agito contro di ciò, egli l’avrebbe considerato come un nemico.

Note:

Il brano riporta le condizioni stabilite dal re Ferdinando nei confronti di quanti avevano militato nelle file francesi. Il sovrano offre un’amnistia generale, subordinata al giuramento di fedeltà, come strumento di pacificazione politica e riassorbimento del dissenso.






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