Scheda opera
Codice opera: DbG
Autore: Giovanni Albino Lucano
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-albino_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Ioannes Albinus Lucanus, De gestis regum Neapolitanorum: De bello Gallico, Napoli 1589
Periodo di composizione: 1494-1495
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Giuseppe Germano
Excerpta a cura di: Jessica Ottobre
Scheda testo
Riferimento bibliografico: 25.1-4
Data: 1496
Luogo: [Fragneto], Napoli
Testo:

Tum Rex non parva animi perturbatione motus, ubi vana oppidanorum comperit promissa ac facinus perpatratum, omnium bona militum praeda evertendumque oppidum edixit.  Extemplo supra collem cum robore equitum Gilibertus apparuit: Ferdinandus, ne dum sui ad praedam conversi opprimerentur, spe pretii facta, diripientium militum animos in hostem erexit. Qui, ubi Gonsagam in aciem exeuntem firma vi prospexit, vulgato per tubicinem edicto, qui caput hostis retulisset, eum ab se extemplo ferrandinum nummum habiturum, levi inito certamine, in munimenta properavit. Cuius oppidi exusto sacello, ligneum Virginis simulacrum inventum est ab igne minime corruptum, quod summa veneratione ac diligenti custodia Neapolim transmissum est et supplicatio in unum diem populo indicta. 

Traduzione:

Allora il Re, scosso da un non trascurabile turbamento dell’animo, quando si rese conto dell’inconsistenza delle promesse dei cittadini e che era stata compiuto uno scellerato tradimento, ordinò che i beni di tutti diventassero bottino dei soldati e che la città fosse distrutta.1 Senza indugio Gilbert de Montpensier apparve sopra il colle con il nerbo della cavalleria: Ferdinando, affinché i suoi non fossero sopraffatti mentre erano intenti al bottino, fatta loro balenare la speranza di una ricompensa, aizzò contro il nemico l’attenzione dei soldati impegnati nel saccheggio. Ed egli, poi, quando scorse il Gonzaga lanciarsi con un attacco risoluto contro lo schieramento nemico, avendo fatto pubblico bando per mezzo di un trombettiere che chi gli avesse consegnato la testa di un nemico, avrebbe avuto subito da lui un ferrandino2, ingaggiato un combattimento leggero, si affrettò a raggiungere le fortificazioni. Dopo che fu incendiata una chiesetta di questa città, si trovò una statua di legno della Vergine per niente danneggiata dal fuoco: essa fu trasportata a Napoli con grandissima riverenza3 e con un’attenta sorveglianza e fu indetta dal popolo una festa solenne di ringraziamento di un giorno. 

Note:

1 Il riferimento è alla città di Fragneto, già menzionata in precedenza, che fu saccheggiata e distrutta a causa del tradimento compiuto dai suoi cittadini ai danni del Re. 

Ducato d'oro di uguale bontà e peso di quello veneto, fatto coniare da Ferdinando I d'Aragona nella zecca di Napoli (1465), venne detto ferrandino dal nome del sovrano.

3 Secondo la testimonianza dei cronisti (Silvestro Guarino, Giuliano Passero, Notar Giacomo, Gaspare Fuscolillo), l’immagine della Vergine ritrovata intatta durante l’incendio di una chiesa a Fragneto Monforte fu trasportata a Napoli, nel convento di Santa Maria la Nova, dove venne accolta con solenne venerazione. L’opera, verosimilmente una statua o rilievo ligneo con decorazioni in oro, fu inizialmente collocata in una cappella del complesso conventuale. Col passare del tempo, la memoria del prodigio si affievolì e a partire dalla fine del Cinquecento il culto miracoloso si concentrò su un’altra immagine mariana presente nel convento, la cosiddetta tavola dell’Arcuccio, che finì per essere identificata retroattivamente con la statua originaria. In tale fase, l’immagine fu traslata nella Cappella della Madonna delle Grazie, a cui venne conferita una nuova centralità cultuale, anche per valorizzarne il prestigio devozionale all’interno del complesso. Cfr. Viviana Costagliola, La chiesa di Santa Maria la Nova: primo saggio di una topografia storica, Tesi di dottorato in Scienze storiche, archeologiche e storico-artistiche, Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Napoli Federico II, 2019/2020.









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