A distanza di poco tempo, poi, Federico, dirigendosi verso il teatro di guerra pugliese per incontrarsi con Cesare nei pressi di Brindisi, non appena sbarcò, attrasse dalla parte del Re parecchie città di quella regione. Questi, sentendo dire che il popolo napoletano era in disaccordo ogni giorno di più con i maggiorenti a causa di un odio acerrimo nei confronti del Francese, che riteneva ogni cosa in vendita, ritenendo di non dover porre alcun tempo in mezzo, fatti imbarcare i soldati sulle navi, salpando dal porto di Messina, giunse a vele spiegate in vista della città di Napoli. Allora coloro che erano rimasti di presidio, usciti dalla città, si schierarono in ordine di battaglia presso il fiume Sebeto per combattere. Ma il Re, poiché il popolo continuava a non prendere una posizione, giudicandosi beffato contro la speranza che gli era stata fatta nutrire, piegò il suo corso verso il golfo di Baia con l’intenzione di recarsi a Capua, perché ai suoi non sembrasse troncata del tutto la speranza. Ma essendogli stata mandata subito di nascosto una barca, perché facesse ritorno, mentre i maggiorenti si dedicavano alla difesa della città, afferrate le armi in un’improvvisa insurrezione generale alla ricezione di un segnale, il nome d’Aragona fu innalzato a gran voce dovunque per la città. I Francesi, che aspettavano il nemico al di fuori delle fortificazioni, in una situazione disperata, poiché parecchi di loro erano stati uccisi e presi con la forza delle armi, furono sospinti verso Castelnuovo attraverso la via Carbonara; né per questo mancarono coloro che in un così grande terrore ne salvarono parecchi, pensando che la sorte avrebbe potuto dare un altro esito alla situazione. Allora, aperte le porte all’improvviso, con una profusione di gioia e lacrime accolsero il Re in città, come liberati da un supplizio e da un’estrema sciagura: i Francesi, infatti, che cercavano di raccogliere rinforzi da tutte le parti, avevano dato disposizione, se il Re non fosse sopraggiunto, che si infierisse severamente contro il partito degli Aragonesi. Per la qual cosa non ci si deve meravigliare affatto se quel giorno si videro le donne prendere le armi, infervorate a cacciare i Francesi: e infatti con un così grande odio nei confronti di un popolo straordinariamente superbo non solo gli uomini, ma anche le donne congedarono abitudini e modi di essere di gran lunga contrastanti con quelli italiani.