Scheda opera
Codice opera: DbG
Autore: Giovanni Albino Lucano
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-albino_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Ioannes Albinus Lucanus, De gestis regum Neapolitanorum: De bello Gallico, Napoli 1589
Periodo di composizione: 1494-1495
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Giuseppe Germano
Excerpta a cura di: Jessica Ottobre
Scheda testo
Riferimento bibliografico: 11.3-5
Data: 1495
Luogo: Seminara
Testo:

Hoc eventu paucis post diebus optimo peditatu in naves imposito, apud Seminariam oppidum in Salentinis inito praelio cum hoste Berardo, cognomento Striarto genere Scoto Prorege, cum Brutianis in insidias collocatis, facto impetu, dum strenui militis et ducis munere functus est, Siculis in fugam versis, inter hostium tela, corruente equo, in terram effusus est; sed ab suis, quorum quingenti sunt interfecti, egregie defensus, oblato cantherio ab Ioanne Campano, amoris ac fidei documento, qui insigni letho immortale sibi peperit nomen, non sine maximo discrimine in tutum emersit. Qui ex tanta clade evaserant, diversis itineribus semiermes ad triremes confugerunt. 

Traduzione:

Dopo che fu imbarcato pochi giorni dopo, a causa di questo evento,1 il meglio della fanteria, quando presso la città calabrese di Seminara fu attaccata battaglia contro il nemico Bérauld Stuart, Viceré di famiglia scozzese e, contro i Calabresi appostati in un agguato, [Ferdinando], fatto l’assalto, nell’adempiere al dovere di soldato infaticabile e di condottiero, volti i Siciliani in fuga, fu rovesciato a terra tra i dardi dei nemici a causa della caduta del suo cavallo; ma, difeso egregiamente dai suoi, cinquecento dei quali furono uccisi, poiché gli fu fornito un cavallo da carico come testimonianza di affetto e di fedeltà da Giovanni Di Capua, che si procurò una fama immortale con una morte gloriosa, non senza un grandissimo pericolo si risollevò per mettersi al sicuro.2 Coloro che erano scampati ad un così grande massacro, si rifugiarono quasi disarmati per strade diverse sulle triremi. 

Note:

Il brano si riferisce allo scontro fra le truppe ispano-napoletane guidate da Ferrandino e le forze francesi presso Seminara, in Calabria. 

1 Si fa riferimento alla presa di Reggio da parte di Ferdinando II, con il supporto delle truppe iberiche. 

2 L’episodio della caduta di Ferdinando II da cavallo e del sacrificio eroico di Giovanni di Capua ha avuto un impatto significativo nella memoria storica e si ritrova ampiamente registrato sia nelle cronache di Notar Giacomo e Passero, sia nella tradizione letteraria e iconografica successiva. Paolo Giovio, ad esempio, lo ricorda nella sua Vita di Consalvo Ferrando di Cordova: «Ferrando [Ferrante II] havendo indarno confortato i suoi, che ritornassero alla battaglia, con gli huomini d’arme suoi valorosamente entrò fra nimici, e ruppe la sua lancia nel petto di un gran personaggio Francese. Ma essendo oppresso dalla moltitudine de’ nimici, si mise in fuga. Perche fuggendo egli ed essendo riguardevole per pennacchi e per armi dorate, molti lo perseguirono, ma non essendo alcun che lo potesse aggiungere, cadendogli sotto il cavallo precipitò a un passo stretto della via. Et non erano molto quindi lontani i Francesi, quando caduto sottosopra il cavallo, è intricato nelle staffe e nelle corna lunate dell’arcione, trovandosi egli in gran pericolo della vita, gli sovragiunse in aiuto Giovanni [di Capua] fratello di Andrea [conte] d’Altavilla, cioè di colui che poi chiarissimo nella guerra fece grandissimo honore alla sua nobil famiglia, e con singolar charità gli offerse il cavallo, ch’egli havea sotto velocissimo per salute sua. Perche Ferrando si come quello ch’era molto destro e leggiadro della persona, anchora che fosse coperto d’arme gravi, saltandovi sopra si fuggì, dalle mani de’ Francesi. Ma l’Altavilla rimasto à piede, poco dapoi fu ammazzato da’ nimici». L’episodio verrà riportato successivamente da numerosi storici; tra questi F. Guicciardini, La historia d’Italia, Lorenzo Torrentino impressor, Firenze 1561, 79. 




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