Scheda opera
Codice opera: DbG
Autore: Giovanni Albino Lucano
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-albino_(Dizionario-Biografico)/
Edizione: Ioannes Albinus Lucanus, De gestis regum Neapolitanorum: De bello Gallico, Napoli 1589
Periodo di composizione: 1494-1495
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Giuseppe Germano
Excerpta a cura di: Jessica Ottobre
Scheda testo
Riferimento bibliografico: 5.1-5
Data: 1495
Luogo: Cassino, Napoli, Sicilia, fortezza di Selino, Lilibeo, Bivona
Testo:

Alfonsus itaque omnium praesidio destitutus Neapolim rediens, quom in dies ex omni Regni parte populorum animos (qui semper, ut solent, nova appetunt) nutantes perciperet, inopi iam9 aerario, quid consilii captet, non videt. His igitur anxius curis, veritus ne ab hoste intercluderetur, tanquam si ad portas esset, cogitavit de discessu, a qua sententia nunquam deiici potuit. Accito itaque ex agro Casinate filio, Regno se spoliavit, existimans cum Imperio se omnium inimicitias depositurum, nec distulit iter: accepta nanque ex tot Regum monumentis praetiosa10 suppellectile, relicto filio et Ioanna noverca, Hispani Regis sorore clarissima, quinque triremibus, quas legerat ex multis, in Siciliam transvectus est atque in Selini oppido, quod in Lilibaeo positum est, latitans diu se continuit, fortunam accusans et saepissime mores suos, quibus omnium in se mortalium odium concitaverat auxeratque, ea praesertim die, qua Regni diademate effulsit11, quod populis, qui iusiurandum fidemque praestiterant, non modo nullae immunitates datae, sed, imposito stipendio, omnem bene vivendi12 spem de se in posterum habendam penitus extinxit; quapropter omnium animi longe sunt immutati. Qua fuga ab omnibus damnata suis animus est imminutus, hostibus auctus, tum maxime cum in litore Bibone a nemine ex tanta multitudine, quae confluxerat, conspici passus est. 

Traduzione:

E così Alfonso, ritornando a Napoli privato del sostegno di tutti, dal momento che di giorno in giorno da ogni parte del Regno percepiva come più titubanti i sentimenti delle popolazioni (che sempre, come al solito, vanno in cerca di novità), a fronte ormai della scarsità di mezzi dell’erario, non sapeva quale decisione prendere. In angoscia a causa di tali preoccupazioni, dunque, con il timore di essere accerchiato dal nemico, come se fosse davanti alle porte, progettò di andare in esilio, decisione dalla quale non poté assolutamente essere distolto. Pertanto, fatto venire il figlio dal territorio di Cassino, si spogliò del Regno, ritenendo che insieme con la dignità regale si sarebbe sbarazzato di ogni inimicizia, e non procrastinò la partenza: infatti, presi i tesori provenienti dalle memorie di tanti Re, lasciato il figlio e la matrigna Giovanna, illustrissima sorella del re di Spagna, con cinque triremi che aveva scelto tra molte si trasferì in Sicilia e rimase a lungo nascosto nella fortezza di Selino, che è situata sul Lilibeo, accusando la sorte e molto spesso il proprio modo di agire, con cui aveva acceso contro di sé l’odio di tutti gli uomini e lo aveva accresciuto, soprattutto nel giorno in cui assunse lo splendore della corona del Regno, visto che ai popoli che gli avevano prestato giuramento di fedeltà non soltanto non fu concessa alcuna immunità, ma, imposto addirittura il servizio militare [o un tributo?], fece svanire del tutto ogni speranza di vivere bene che si sarebbe potuta nutrire in lui per il tempo futuro; e fu per questo che i sentimenti di tutti si modificarono moltissimo. A causa di questa sua fuga condannata da tutti nei suoi venne meno il coraggio, nei nemici crebbe, soprattutto quando sulla spiaggia di Bivona non permise di essere visto da nessuno della così grande folla che si era ivi raccolta. 

Note:

Invasione del Regno di Napoli da parte di Carlo VIII di Francia: abdicazione e fuga del re Alfonso II (1495).

Il momento dell’invasione francese del 1494–1495 rappresenta una svolta cruciale nella storia politica del Regno di Napoli. Il brano, attraverso una narrazione densa di riflessioni morali e con accenti umanistici, racconta l’abdicazione e l’esilio volontario di Alfonso II, mettendo in luce la crisi del potere monarchico, la rottura del rapporto tra sovrano e sudditi e il fallimento di un’idea di regalità fondata su autorità e consenso.

Da Napoli e dal suo Regno, teatro del malcontento popolare e della disgregazione del consenso monarchico, Alfonso sceglie di rifugiarsi presso l’antica Lilybaeum, in una roccaforte strategica situata sulla costa occidentale della Sicilia, oggi Marsala. La spiaggia di Bivona, dove il re evita di mostrarsi alla folla accorsa, diventa simbolo del suo isolamento e segna una rottura definitiva con l’immagine pubblica della regalità.





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