Scheda opera
Codice opera: DbN
Autore: Giovanni Pontano
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-pontano_(Dizionario-Biografico)/?search=PONTANO%2C%20Giovanni%2F
Edizione: Giovanni Gioviano Pontano, De bello Neapolitano, a cura di G. Germano, A. Iacono, F. Senatore, Firenze, SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2019 (Edizione Nazionale dei testi della storiografia umanistica, 13)
Periodo di composizione: 1494/95 - 1503
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Giuseppe Germano, Antonietta Iacono
Excerpta a cura di: Jessica Ottobre
Scheda testo
Riferimento bibliografico: IV, 10.1-6, pp. 370-372
Data: 1462
Luogo: Troia
Testo:

Troia, edito in tumulo sita, ab occasu, qua arx est, clementi tractu in ortum excurrit equinoctialem; ipsa, oblongior et maxima e parte positu plano, utrisque ab lateribus muros clivo impositos habet, aequato pene ubique aggestitia terra fastigio. A qua parte in orientem (ut dictum est) vergit solem, paulatim se campi demittunt, donec in vastam illam planitiem diffunduntur. Ager ipse ficu, vitibus atque oleis consitus. Sub ipsum tumulum a septemtrione Chilon amnis delabitur, ab Apennino decurrens. Urbs ipsa (ut annales quidam docent) quandringentos et quadraginta duos ante annos condita Basilii et Constantini imperatorum iussu, praesidium (uti auctores arbitrantur) adversus Normannos, qui finitimis in locis sedes sibi constituerant bellumque adversus Graecos gerebant. Sunt qui Ecanam eam fuisse tradant, veterem maxime urbem atque a Constante Augusto multo ante dirutam, quo tempore is, ab Epiro cum exercitu in Apuliam cum traiecisset, multa ibi foede, crudeliter, immanem in modum patraverit, non Ecana modo ac Luceria nobilissimis urbibus solo aequatis, verum etiam, a Remoaldo, Beneventanorum Duce, Grimoaldi Langobardorum Regis filio, fusis fugatisque eius copiis, Romam cum concessisset atque a Pontifice civibusque Romanis liberaliter acceptus esset, publica privataque aedificia, aedes item sacras antiquissimis quibusque ornamentis ac praesertim aeneis spoliaverit in iisque Divae Mariae templum, quod a Marco quondam Agrippa in honorem deorum omnium fuerat conditum ac sumptuosissime ornatum, detractis inde tum monumentis aliis, tum aeneis etiam tegulis. Quibus patratis sceleribus in Siciliam mox traiiciens, ea quoque cum Africa, pariter ac Sardinia per summam avaritiam direpta, antequam inde decederet, ob saevitiam atque impotentiam in balneo a militibus caesus, dignum sceleribus suis exitum vitae habuerit. Quin etiam quibusdam in annalibus comperio Robertum Viscardum, capto Rhegio in Calabris, circa initia rerum eius, statim in Apuliam profectum, cum a Troianis urbem ipsam dedentibus vocaretur: adeo inter annalium scriptores et res gestae et tempora simul dissentiunt, quippe cum evocatio haec ipsa e Calabris indicio sit ante Normannorum adventum in Apuliam Troiam fuisse instauratam.

Traduzione:

Troia, situata sopra un’elevata collinetta, si avanza con un dolce tracciato da ponente, dove è la rocca, verso il punto in cui si leva il sole agli equinozi; essa, piuttosto allungata e di posizione per la maggior parte pianeggiante, sui due versanti ha le mura poggiate su un pendio, quasi dappertutto eguagliato alla quota di massimo livello da una colmata di terra. Dalla parte che volge, come s’è detto, ad oriente, i campi vanno degradando a poco a poco, finché si slargano nella vastità di quella pianura. La campagna è piantata a fichi, a viti e ad ulivi. Proprio ai piedi della collinetta scorre da settentrione il torrente Celone, che viene giù dall’Appennino. Tale città (come fanno sapere alcuni annali) fu fondata quattrocento quarantadue anni fa per ordine degli imperatori Basilio e Costantino quale presidio (come ritengono gli autori) nei confronti dei Normanni che avevano stabilito le loro sedi nelle vicinanze e guerreggiavano contro i Greci. Ci sono alcuni che tramandano che essa si identificasse con Ecana, città antichissima1 e distrutta molto tempo prima dall’Imperatore Costante, al tempo in cui questi, essendo passato con l’esercito dall’Epiro alla Puglia, vi compì molte azioni indegne e crudeli in modo immane, non solo quando rase al suolo le celeberrime città di Ecana e Lucera, ma anche dopo che le sue truppe erano state sbaragliate e messe in fuga da Remoaldo, Duca di Benevento, figlio di Grimolado, Re dei Longobardi, essendosi ritirato a Roma ed essendo stato accolto benevolmente dal Pontefice e dai cittadini Romani, saccheggiò edifici pubblici e privati, parimenti chiese con tutti i loro antichissimi arredi e soprattutto di bronzo, e fra queste la chiesa di Santa Maria, tempio che un tempo era stato fondato da Marco Agrippa in onore di tutti gli dei ed era stato allestito in maniera straordinariamente sontuosa, portando via di lì non solo le statue, ma anche le tegole di bronzo. Una volta perpetrate tali scelleraggini trasferendosi poi in Sicilia, saccheggiata con inestinguibile avidità anche questa insieme con l’Africa, non diversamente che la Sardegna, prima che se ne andasse di là, a causa della sua crudeltà e violenza essendo stato ucciso nel bagno dai soldati, incontrò una morte degna dei suoi misfatti. Tuttavia, trovo scritto anche in alcuni annali che Roberto il Guiscardo, presa Reggio in Calabria, intorno all’inizio del suo potere, subito si mise in marcia verso la Puglia, essendo chiamato dai Troiani che gli volevano consegnare la città stessa: a tal punto fra gli scrittori di annali le imprese e le circostanze al tempo stesso sono in disaccordo, in quanto questa stessa chiamata dalla Calabria sarebbe una prova del fatto che Troia sarebbe stata o fondata, o restaurata prima dell’avvento dei Normanni in Puglia.3

Note:

1 Troia, tradizionalmente identificata con la romana Aecae, poi Ecana, fu rifondata dai Bizantini intorno al 1019 con una funzione strategica di contenimento dell’avanzata normanna. Nel testo si ricordano l’imperatore Basilio II (963–1025) e il fratello Costantino VIII (1025–1028), che ne condivise formalmente il potere. Dal 1020 al 1462, anno della definitiva conquista aragonese, trascorrono esattamente 442 anni, cifra evocativamente sottolineata dall'autore.

2 Per le azioni militari condotte dall'imperatore Costante II, Pontano consulta più fonti: il Chronicon di Romualdo Guarna, Paolo Diacono V, 9-11, le Decadi di Biondo (cfr. MILETTI, pp. 73-75) e forse tradizioni orali locali.

3 Troia fu sottomessa da Roberto il Guiscardo nel 1066. Qui Pontano sembra opporsi alla tesi che la città fosse stata fondata dai Normanni.











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