Scheda opera
Codice opera: DbN
Autore: Giovanni Pontano
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-pontano_(Dizionario-Biografico)/?search=PONTANO%2C%20Giovanni%2F
Edizione: Giovanni Gioviano Pontano, De bello Neapolitano, a cura di G. Germano, A. Iacono, F. Senatore, Firenze, SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2019 (Edizione Nazionale dei testi della storiografia umanistica, 13)
Periodo di composizione: 1494/95 - 1503
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Giuseppe Germano, Antonietta Iacono
Excerpta a cura di: Jessica Ottobre
Scheda testo
Riferimento bibliografico: IV, 8.1-4, p. 367
Data: 1462
Luogo: Accadia
Testo:

Die quae insecuta est magno militum concursu, maiore spe, tormenta in castra perlata sunt noctuque ad iactum muris admota. Ubi illuxit, regii ad munitiones, castellani ad muros, qua cuique in sortem cesserat, laborare: hi tormentarios lapides subvectare, illi aggerem intus substruere; omnia summa vi hinc atque illinc administrabantur. In medio ferme quem diximus tractu quadrata surgebat turris, ad cuius levam oppidi porta erat, aliquanto humilior, a qua ubi paulum modo processeris, demitti clivus atque inhorrescere rupes incipit. Eam primo turrim demoliri placuit, cuius ruina, oppleta porta muroque qui portae imminebat aequato, aditus intra castellum liber militi permittebatur. Multis itaque ictibus die noctuque labefacta turri, pars eius anterior opinione citius corruit, qua e re defensorum animi fracti conciderant. At nihilo segnius praesidiarius miles propugnacula munire; ne turris posterior pars exterius procumberet, machinis prohibere; non opera, non arte sibi deesse.

Traduzione:

Il giorno seguente con grande affluenza di soldati, con maggiore speranza, le artiglierie furono portate nell’accampamento e di notte avvicinate alle mura per il lancio. Quando spuntò il giorno, i soldati del Re si affaticavano presso le fortificazioni, gli abitanti della fortezza presso le mura, dove a ciascuno era toccato in sorte: gli uni trasportavano le pietre per le macchine da getto, gli altri costruivano di sotto all’interno un baluardo; tutte le operazioni erano eseguite dall’una e dall’altra parte con somma energia. Quasi nel mezzo di quel tratto di cui abbiamo detto sorgeva una torre quadrata, alla cui sinistra c’era la porta della città, alquanto più bassa, dalla quale, se ci si avanza solo un poco, incomincia a scendere il pendio e a diventar scoscese le rocce. In primo luogo sembrò opportuno che fosse demolita tale torre, dal cui crollo, ostruita la porta e raso al suolo il muro che stava sopra la porta, era permesso ai soldati un libero ingresso all’interno della fortezza. E così, scossa la torre da molti colpi di giorno e di notte, la sua parte anteriore rovinò più presto di quanto si pensasse ed in seguito a tale avvenimento il morale dei difensori fu scosso e si era abbattuto. Ma in maniera per nulla più fiacca i soldati di presidio fortificavano i baluardi; affinché la parte posteriore della torre non crollasse troppo all’esterno, tenevano lontane le macchine; non negli sforzi, non negli espedienti si risparmiavano

Note:

Assedio angioino di Accadia (1462): crollo della parte anteriore di una torre quadrata adiacente alla porta della città.








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