Scheda opera
Codice opera: DbN
Autore: Giovanni Pontano
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-pontano_(Dizionario-Biografico)/?search=PONTANO%2C%20Giovanni%2F
Edizione: Giovanni Gioviano Pontano, De bello Neapolitano, a cura di G. Germano, A. Iacono, F. Senatore, Firenze, SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2019 (Edizione Nazionale dei testi della storiografia umanistica, 13)
Periodo di composizione: 1494/95 - 1503
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Giuseppe Germano, Antonietta Iacono
Excerpta a cura di: Jessica Ottobre
Scheda testo
Riferimento bibliografico: IV, 5.5-9, pp. 359-360
Data: 216 a. C. - 1462
Luogo: Canosa, fiume Ofanto, chiesa di San Sabino, Barletta
Testo:

Coeterum Canusium urbem fuisse civibus advenisque maxime frequentem secundumque Aufidum flumen positam emporiumque regionis eius,

Traduzione:

Quanto a Canosa, che essa fosse una città popolatissima sia di nativi che di forestieri e, posta com’era lungo il corso del fiume Ofanto, fosse il centro commerciale di quella zona, ne è prova il suo perimetro e la sua posizione geografica. Infatti, anche all’epoca della sconfitta di Canne accolse e nutrì con amicizia e liberalità le molte migliaia di Romani che vi si erano rifugiati e fino ai tempi del Guiscardo fu il capoluogo della regione; ed è stato tramandato dagli storici che essa a causa di una defezione fu espugnata e incendiata e rasa al suolo da Roberto più o meno nello stesso periodo nel quale anche Roma fu in gran parte incendiata, nel liberare il Papa Gregorio VII ivi assediato, sottratto all’ira di Errico III, e nel condurlo con sé a Salerno. Non mancano dei Greci quelli che tramandano che essa sia stata edificata da Diomede insieme con Arpi e Siponto, essi che vogliono che quasi tutta l’Europa e l’Africa fossero loro colonie. Ma in questo nostro tempo, eccetto la collina, sulla quale allora era la rocca, ed eccetto la chiesa di San Sabino, che è situata al di fuori delle mura della collina, essa si presenta completamente rasa al suolo ed a stento resta qualche vestigio di una città così grande, la cui rovina sembra aver contribuito non poco alla vivacità ed alla popolosità della limitrofa città di Barletta, in quanto per la vicinanza del suo territorio e per l’opportunità dei commerci marittimi i suoi cittadini, perduta la loro patria, si trasferiscono lì. Appunto per questo l’Imperatore Eraclio, nel provvedere alle merci che dovevano essere trasportate dai mercanti dalla Puglia per mare soprattutto in Macedonia ed in Epiro, nell’aver cura per questo motivo dell’incolumità dei naviganti e della comodità di caricare le messi nonché delle pubbliche gabelle di pedaggio, fece costruire su quella riva una diga che ora, per quanto in parte riempita per la negligenza dei cittadini, in parte distrutta dalle onde del mare in quanto nessuno l’ha sottoposta a manutenzione, tuttavia è di grande utilità nelle operazioni di carico e scarico delle navi. Resta anche una statua di bronzo di Eraclio, che fu eretta allora all’inizio della diga a memoria della sua realizzazione, avvenimento che la statua stessa significa anche con la sua destra protesa.

Note:











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